Tardelli: “Non riconosco la Champions dell’Heysel”

Continua a far discutere, ma non come dovrebbe, la Coppa dei Campioni vinta dalla Juventus  allo stadio Heysel nel 1985 contro il Liverpool. I tifosi continuano a battibeccare sulla vittoria sportiva dei bianconeri quasi dimenticandosi che prima di quel fischio d’inizio di quella finale morirono 39 persone. 

Marco Tardelli, bandiera di quella Juventus, durante il Premio Amarcord a Monsano, in provincia di Ancona, ha parlato di quella gara: “Io non ho mai vinto una Coppa dei campioni. Cioè l’ho vinta ma non l’ho… vinta, non la riconosco”. 

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Cafu ammette: “A Istanbul abbiamo festeggiato nell’intervallo”

25 maggio 2005. Istanbul. Finale di Champions League. Milan-Liverpool. Al 45′ una delle squadre più belle dell’era Berlusconi chiude il primo tempo surclassando gli inglesi. Il Capitano Paolo Maldini e una doppietta di Hernan Crespo decidono decidono il primo tempo della sfida: 3-0. La Coppa sembra già assegnata. Poi quel maledetto intervallo. Fiumi di inchiostro sono stati versati su quei sei minuti che cambiarono le sorti di una gara già segnata.

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La nuova vita di Balo: nel tempo libero organizza incontri di lotta

Ammettiamolo, ci mancava. Il nuovo Mario Balotelli, quello un po’ secchione e con la testa così a posto ci aveva quasi già annoiato. Continua a leggere “La nuova vita di Balo: nel tempo libero organizza incontri di lotta”

Untitled project: quando la maglia della nostra squadra è segno d’eleganza

Si chiama Untitled project ed è un progetto fotografico sulle maglie del calcio. Più in particolare: si tratta di un lavoro che mostra i kit preferiti delle persone in giro per il mondo. L’idea è venuta a Christian Gideon, fotografo statunitense di Springfield, in Missouri. Gideon ha due passioni: il flash e il pallone. Le ha unite in questo riuscitissimo progetto. Dopo l’esperienza nella Copa America del centenario, giocata negli Usa, per cui ha realizzato un bellissimo book, l’artista americano è andato in giro per gli States alla ricerca di persone che si prestassero da modelli. Ovviamente indossando la maglia della propria squadra del cuore.

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San Siro si veste a festa: le 10 coreografie più belle del derby di Milano

Luci a San Siro. Domenica sera andrà in scena alla “Scala del Calcio” il derby di Milano numero 217. Uno degli stadi più belli del mondo tornerà a vestirsi con i colori delle due squadre della città. Da sempre, la stracittadina milanese ha riservato grande spettacolo. Almeno sugli spalti. Da mesi la Curva Nord interista e la Curva Sud rossonera sono al lavoro per dar vita a delle splendide coreografie. Tutto top secret, nessuna indiscrezione in merito, certo è che in queste ore i gruppi organizzati si stanno dando da fare per sistemare i dettagli di quella che sarà la cornice del posticipo serale di questo turno di campionato.

Quello che si spera è che lo spettacolo che ci riserveranno le due curve, sarà degno di quello che vedremo in campo. Intanto, ci gustiamo le dieci più belle coreografie del derby della Madonnina.

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Hillary vs Trump come Milan-Liverpool: tutti i meme del calcio sulle presidenziali americane

Era una vittoria annunciata. Poi la rimonta. La sorpresa. Hillary era in vantaggio, era già sulla poltrona della White House. Le partite però si giocano fino al 90′, ma se sono finali anche oltre. Se abbassi la concentrazione e il tuo avversario è uno che non molla mai rischi di perdere lo stesso. Infatti, ha vinto Trump

Le elezioni americane sono andate esattamente come Milan-Liverpool, finale di Champions League del 25 maggio  2005. Hillary, come i rossoneri, conduceva la gara per 3-0 alla fine del primo tempo. Già si vedeva al posto di Obama, che di assist in questi mesi gliene ha dati in abbondanza. Il ciuffo rossiccio di Trump, però, ha giocato come il Liverpool. Senza arrendersi fino alla fine: 3-3 e poi la gloria. E ha trionfato senza sapere bene come sia andata. 


Se qualcuno non crede a quello che si è appena letto, eccone la prova: era il 26 ottobre scorso, sul suo profilo Twitter la candidata democratica nel giorno del suo compleanno, faceva gli auguri “al futuro presidente“, postando una sua foto da bambina.

La politica, infatti, è esattamente come il calcio: sa essere spietata e, soprattutto, sono le uniche scienze non esatte in cui i pronostici possono non essere rispettati. Ecco perché il mondo della rete ci ha offerto diversi spunti per trovare altri divertenti paragoni sulle presidenziali statunitensi. Perché se siete giù per la vittoria di Trump, non potete far più niente. Proviamo a strapparvi un sorriso con queste simpatiche vignette che accostano la sfida finali ai momenti più ‘brutali’ della storia del calcio. Così come la sconfitta della Clinton. Molte, chissà perché, attingono a fatti di casa nostra.


28 maggio 2003. La Juventus favorita perde la finale di Champions ai rigori con il Milan. Hillary in versione Del Piero, sfila rassegnata davanti alla Coppa che ha la faccia soddisfatta del magnate newyorkese.


In quella finale Shevchenko decise la sfida siglando l’ultimo rigore, spiazzando Buffon. È andata alla stessa maniera: il tycoon ha spiazzato l’ex First Lady. E il mondo intero.


In semifinale la Juve annientò il Real Madrid ma perse per squalifica una pedina fondamentale come Pavel Nedved che fu squalificato in semifinale e non potè partecipare alla finale contro il Milan. Ancora una volta il calcio ci offre un pallone da spingere in rete a porta vuota. L’hashtag sfottó dei milanisti #seceranedved diventa per i democratici #secerasanders. Sia Nedved che Sanders, infatti, non hanno potuto giocarsi il duello decisivo. Chissà come sarebbero cambiate le cose con loro due in campo…

Stavolta è la Juve a beneficare del risultato, ma i volti dei candidati vestono la maglia opposta. La delusione di Hillary è pari a quella di Muntari dopo essersi visto non convalidare il gol più regolare della storia.


Ancora Milan-Juve: Hillary Pjanic esulta per il vantaggio. Quel gol verrà poi annullato. Non ci sentiamo però di dire che il gol di Locatelli vale Trump. Sarebbe troppo per quel bravo ragazzo.


L’ultima immagine ‘italiana’ sulle elezioni è il gol di Inzaghi nel mondiale 2006 contro la Repubblica Ceca. Hillary qui veste i panni di Simone Barone che si fa oltre 40 metri di campo per segnare a porta vuota. Ma quel rapace di Donald Inzaghi non gliela darà mai, segnando lui il gol del 2-0.


Ci spostiamo dall’Italia all’Inghilterra. Era il 27 aprile 2014, dal 1990 il Liverpool si gioca finalmente la possibilità di tornare campione in Premier League. Peccato che Gerrard, Capitano e cuore dei Reds, commetta uno degli errori più incredibili mai ricordati dal calcio britannico. L’inglese infatti commette uno scivolone che regala a Demba Ba, attaccante di scorta del Chelsea, il pallone del vantaggio. Una papera che gli costerà il campionato. Qui li vediamo nei panni di Hillary e Trump. La curiosità divertente è che mai avremmo pensato di vedere i due candidati presidenti a colori inverti. Rosso e blu, infatti, oltre ad essere associati a Liverpool e Chelsea sono anche stati usati, al contrario, per rappresentare i due contendenti alla Casa Bianca.


A proposito di scivoloni famosi. Apriamo una parentesi extracalcistica perché  non possiamo ricordare quelli clamorosi che portarono alla vittoria olimpica di Steven Bradbury, medaglia d’oro nella specialità dello Short Track di pattinaggio alle Olimpiadi Invernali di Salt Lake City nel 2012. Qui è Trump ad avviarsi solo al traguardo, mentre Hillary a terra non può far altro che guardare sfilargli davanti il suo avversario.


La vittoria nelle presidenziali americane garantisce un mandato di quattro anni al nuovo Capo di Stato. Proprio come chi vince il Mondiale. Ecco perché Hillary deve essersi sentita come Higuain, dopo il gol annullato nella Finale della Coppa del Mondo del 2014 contro la Germania.


E poi, come in tutte le elezioni, c’è il nome che non ti aspetti. Si è parlato tanto del fatto che in queste elezioni americane la scelta dell’elettorato sarebbe stata caratterizzata dal criterio “votiamo il meno peggio”. Eppure c’è stato chi ha avuto un’idea originale individuando un candidato migliore di quelli a disposizione: Lionel Messi.


La vittoria di Trump a molti fa paura per i giochi di alleanze che il nuovo Presidente potrà instaurare nei rapporti internazionali. Sono previsti scenari di tutti i tipi. Ed ecco che l’accostamento con Putin e Berlusconi fa più paura del tridente del Barcellona Messi-Suarez-Neymar.


Piaccia o non piaccia, alla fine ha vinto Trump. L’unica speranza che resta è che tra le tante promesse fatte dal magnate dal ciuffo più brutto d’America sia quella di abolire il 65,5 al fantacalcio.

Gerrard perde lo stile British: fa il dito medio allo United

Steven Gerrard, cuore Reds. L’ex Capitano del Liverpool, ora in forza ai Los Angeles Galaxy, non ha dimenticato la sua gloriosa storia sul prato di Anfield. Come potrebbe: è uno dei giocatori più vincenti della storia del club, idolo di diverse generazioni.

Un amore viscerale che non si può affievolire, nonostante la sua “pensione dorata” in America.

Divertente, anche se poco elegante, è una foto che circola sul web. Un tifoso lo incontra e gli chiede una foto. Che c’è di strano direte voi? Nulla, peccato che questo fan indossi una maglia del Manchester United: uno dei club rivali del “suo” Liverpool.

Dettaglio che non sfugge a Gerrard che, da galantuomo, accetta lo scatto ma alle sue condizioni. Molto meno signorile è il dito medio rivolto verso la maglia dei Red Devils. Molto american e poco british. Lui se la ride, il suo supporter anche. Chissà che ne pensano invece i tifosi dello United, in piena crisi di risultati, e con il rischio di vedere da domani in testa alla classifica della Premier il Liverpool di quel “maleducato” di Gerrard.

L’X Factor del calcio: le 10 canzoni più ascoltate dal pallone

Dallo spettacolo musicale a quello del calcio. Questa sera è iniziata la decima edizione di X Factor, uno dei programmi più seguiti in Italia: non a caso l’hashtag #XF10 è uno dei più popolari su Twitter. Cosa c’entra la musica con il calcio, direte voi. Invece c’entra, eccome.

Sono tantissime le canzoni legate al mondo del pallone che hanno segnato momenti di storia per tutti noi. Ricordi, immagini, storie e note. Ogni tifoso ha la sua personalissima hit che, anche se a distanza di anni, è ancora in grado di regalare emozioni.

Abbiamo provato a fare una selezione dei brani o dei momenti musicali che hanno colpito di più i tifosi di ogni squadra nel corso degli anni. Sono dieci, proprio in onore del numero delle edizioni di X Factor.

Notti magiche. Italia ’90. Una canzone che ancora oggi si torna a canticchiare quando la nostra Nazionale è impegnata in un Europeo o un Mondiale. Maradona al San Paolo, i gol di Totó Schillaci. La Nannini e Bennato. Un pezzo che ha segnato non solo la storia della nostra musica, ma quella di un Paese.

Amala. Uno degli inni più ritmati di sempre. Un regalo per tutti i tifosi dell’Inter. Anche il testo è dei più azzeccati, la Pazza Inter è la squadra che puó vincere e perdere con chiunque. Un esempio? Il più recente è la vittoria con la Juventus e le sconfitte di Europa League. È questa la Pazza Inter e i tifosi nerazzurri la conoscono molto bene. Una squadra da prendere o lasciare.

Atene 2007. L’ultima grande gioia europea del Milan. Dopo la rivincita sul Liverpool, i rossoneri festeggiano a San Siro. È lo show di Carletto Ancelotti che prende il microfono e inizia a cantare con tutto lo stadio. Un momento che i tifosi milanisti non dimenticheranno mai. L’attuale tecnico del Bayern l’X Factor sembra proprio averlo e non solo in panchina. Infatti, anche dopo i successi con Chelsea e Real ha preso il microfono per cantare. Nessuna interpretazione è stata significativa come questa.

Da sentire almeno una volta nella vita dal vivo. Brividi lungo la schiena per tutti. Non ce ne vogliano i tifosi della Lazio. Una dedica d’amore di Antonello Venditti alla sua città e alla sua squadra del cuore. È l’inno di Roma.

You’ll never walk alone. L’inno del Liverpool poi ripreso da tutti. Sono le più belle parole che un tifoso può dire alla sua squadra: “Non camminerai mai da sola”. Qui vale il discorso per la canzone precedente. Sentirla personalmente ad Anfield è una delle 10 cose da fare prima di morire. Almeno per un appassionato di calcio. Non a caso molte altre squadre in giro per il mondo la usano per caricare il proprio pubblico. L’originale è quella dei Reds.

Grosso. Materazzi e Zidane. Buffon e Cannavaro. Gli assist di Pirlo. Totti è Del Piero. Germania 2006: è il trionfo del calcio italiano nel mondo che vince col cuore un Mondiale incredibile, prendendo le forze dai suoi scandali. Lippi crea un manipolo di eroi che entra di diritto nell’Olimpo del calcio. Dal Duomo a Piazza del Plebiscito, dalla Mole al Circo Massimo, tutti cantano “popopopo”, al secolo Seven Nation Army. L’inno di Mameli 2.0.

Luci a San Siro. Uno struggente Vecchioni dipinge immagini e ricordi con con questa canzone che ha segnato intere generazioni. Fino a qualche tempo fa l’Inter la faceva partire prima di ogni partita. Poi, visto il clima deprimente di San Siro negli ultimi tempi, hanno deciso di proporre qualcosa di più allegro. Scherzi a parte: un capolavoro.

Avevamo pensato a “Un giorno all’improvviso”, ma volevamo regalare qualcosa di unico e speciale per i tifosi napoletani. Higuain o meno, Napoli sarà sempre Napoli: questa canzone e la partecipazione che crea è qualcosa di eccezionale. Come Maradona e San Gennaro. Si stat lu prim amor.

Un classico moderno. L’inno dello Juventus Stadium. Del record dei 102 punti. Gli scudetti di Conte, un campionato senza perdere, il gol di Muntari, fino ad Allegri e Higuain. La storia di un grande amore. Per la vecchia signora.

Una chicca. Checco Zalone porta fortuna alla Nazionale con un brano che è capace di diventare subito una hit. Checco aiuta l’Italia, l’Itali aiuta Checco. Entrambi raggiungono il successo. Siamo una squadra fortissimi è il simbolo di una bella Italia che sa ridere dei suoi errori, che sa creare di qualcosa di buono dalle proprie difficoltà. In quel magico 2006 sia Checco sia gli azzurri ci riuscirono. 

di Daniele Polidoro

@PolidoroDaniele