Un bimbo tra i bambini: le marachelle di Donnarumma a “Chi ha incastrato Peter Pan”

Dopo aver passato l’estate ad allenarsi su fondamentale in cui era piuttosto carente (il dribbling ai giornalisti), Gigio Donnarumma è tornato a farsi intervistare in televisione. Tuttavia, la decisione di sottoporsi alle domande dei bambini del programma “Chi ha incastrato Peter Pan”, condotto da Paolo Bonolis non è stata la più azzeccata se il portiere del Milan pensava di evitare di raccontare la sua particolarissima estate.I bambini, si sa, sono sempre a caccia della verità, molto più di quanto facciano i giornalisti – quelli veri – e anche ieri sera è arrivata la conferma con un vero e proprio “interrogatorio” a Gigio che, non sempre, è riuscito a parare le bordate dei suoi intervistatori.

“Quanto guadagni?”, gli chiede quasi subito una bambina mettendolo in imbarazzo. Gigio risponde con timido sorriso, dicendo: “Sei”. La bambina lo incalza: “Sei euro?”.

Poi, ovviamente, non si può far a meno di parlare di mercato: “Perché non sei andato al Real Madrid?”, e ancora: “Andresti alla Juve?”. Forse Gigio non si aspettava di dover volare così tante volte da un palo all’altro: “Il Milan è la mia famiglia e ho un contratto di 4 anni”. Anche se non sembra convincere più di tanto i suoi piccoli intervistatori, che continuano: “Giocheresti per l’Inter?”. A questo punto, è lo stesso Bonolis che dopo averlo sfottuto da buon interista soccorre il “nemico” in difficoltà: “No, ma noi diamo solo 5 euro all’anno. Vuoi mettere lui che in 4 anni ne guadagna 24?”.

Ripresentatosi a San Siro non più da primo della classe, ma da ripetente, tanto da meritarsi gli scoppolotti di “zio Mirabelli”, Gigio dovrà riguadagnarsi la fiducia di molti tifosi con le sue parate e lo stesso dovrà fare con i suoi professori che lo aspettano ancora per affrontare quell’esame di maturità rinviato a causa dell’impegno con la Nazionale Under 21 e del tira e molla con il Milan per il rinnovo del contratto. E forse, viste le circostanze, Gigio non era ancora pronto per essere definito “maturo”.

La materia con cui ha più difficoltà, racconta Gigio, è il diritto, ma anche in matematica non sembra cavarsela benissimo: Bonolis gli detta un problemino da elementari riguardante dei pacchetti di figurine, ma Gigio gli chiede la calcolatrice. Insomma, meglio lasciarlo lì tra i pali a guadagnare i suoi sei euro. Chissà quante figurine potrà comprarsi…

Annunci

“Welcome to the Catalan Republic”: ecco la propaganda del Camp Nou

La festa del Camp Nou di ieri sera non è stata solo una festa del calcio e neanche l’ennesimo show di Leo Messi, uno dei tre più grandi di sempre. Quello che abbiamo visto ieri sera a Barcellona non capita spesso fuori e dentro un campo di calcio. Quante volte infatti, nella storia recente di questo sport, dentro e fuori uno stadio si è parlato di politica? Certo, le curve italiane sono storicamente legate a questa o a quella ideologia ma sempre meno si esprimono in maniera così decisa e unita attorno a un campo di calcio. 
Abbiamo provato a rivedere la partita di ieri con un altro occhio, quello di chi non si fa abbagliare dalle magie di Messi e che mette da parte lo sfottò. Sì, perchè ieri a Barcellona si è parlato ancora una volta di indipendenza con una propaganda che è iniziata già dalle 18.30, quando i primi sostenitori del separatismo catalano si sono radunati agli ingressi del Camp Nou per distribuire i volantini del “Si definitiu”, il Sì definitivo da scrivere sulle schede del referendum del primo ottobre, quando (teoricamente) il popolo di Catalunya sarà chiamato a votare per decidere se diventare uno stato autonomo, al di fuori del territorio spagnolo.

Apparentemente la situazione sembra essere molto equilibrata: se è vero che molti sono i favorevoli alla separazione, c’è da dire che altrettanti sono quelli che vorrebbero restare legati alla Spagna. Anche se le immagini del Camp Nou mostravano tutt’altro. Ieri il calcio è stato “sfruttato” per veicolare un messaggio politico ben preciso: “Indipendenza!”. Molti si saranno accorti degli striscioni apparsi nella curva blaugrana a ridosso del fischio iniziale del match, quelli che volevano dare un messaggio alla Spagna e all’Europa: “Benvenuti nella Repubblica Catalana”, un messaggio da far passare attraverso le telecamere della Champions League, la più importante manifestazione sportiva dopo i mondiali di calcio.

Una competizione che rappresenta l’Europa, un’Europa dove si cerca di unire più che dividere. Ed è forse proprio per questo motivo che all’ingresso in campo l’inno della Champions League è stato fischiato come si fa quando si gioca contro un rivale difficile da battere o contro un acerrimo nemico. Chissà come sarebbe la Champions League senza il Barcellona, sicuramente meno spettacolare. Anche se non è proprio sicuro che i vari Messi, Suarez, Dembelè e via dicendo continuerebbero a vestire la maglia blaugrana, senza la Champions League.

La sintesi della serata la si può riassumere nel siparietto tra il presidente del Barcellona Josep Maria Bartomeu e il suo “collega” juventino Andrea Agnelli che, sorpreso da quegli striscioni ha chiesto al numero uno catalano una spiegazione. Come a dire: “Perché allo stadio ci sono questi messaggi?”. Sembra stranissimo, ma è così: stavolta siamo noi a stupirci degli altri. La risposta di Bartomeu forse è stata ancor più imbarazzante: “Welcome to the Catalan Republic”, ha sussurrato il presidente ad Agnelli che non ha potuto far a meno di nascondere sotto i baffi, o meglio la barba, una risata a denti stretti. Forse non aveva ancora smaltito l’euforia della Díada, il giorno della festa di Catalunya. Fatto sta che davanti alle telecamere, Bartomeu non è stato altrettanto spavaldo: “Noi come club, non ce la sentiamo di prendere una posizione”. Ecco, speriamo che tra quindici giorni i catalani facciano un passio indietro alla stessa maniera. 

Parte il campionato e si riaccendono le stelle

Non inizierà sotto il sole di Riccione l’86esima edizione del campionato di Serie A a girone unico, anche se il caldo sarà più o meno lo stesso visto che si inizia il 20 agosto. Nel bel mezzo delle vacanze, tra le granite e le granate, molti tifosi magari saranno costretti a dire ad amici e parenti: Subeme la radio, per non perdersi la prima uscita della propria squadra del cuore, magari impossibilitati – causa ferie – a vedere le partite in televisione. 

L‘estate è tornata anche quest’anno, ma rispetto alle ultime stagioni ha provocato qualche stravolgimento in più con un calciomercato che ha riservato qualche sorpresa e, come al solito, non ci si può risparmiare da un’analisi, anche solo sommaria, della griglia di partenza del nuovo campionato. Protagonisti indiscussi dell’estate pallonara sono stati Fassone e Mirabelli che, grazie alla liquidità della nuova proprietà, si sono scatenati come tori a Pamplona rivoluzionando completamente il Milan, squadra su cui saranno puntati gli occhi di tutti dopo una spesa che non si vedeva dall’inizio della presidenza Berlusconi.

A far Volare gli entusiasmi dei tifosi milanisti è stato l’acquisto del neocapitano Leonardo Bonucci che, dopo 7 anni di vittorie alla Juventus, ha salutato tutti per dire al Milan: “Voglio ballare con te“. Lasciatosi lo sgabello di Oporto e lo spogliatoio di Cardiff alle spalle, il difensore della Nazionale è stato accolto come una star a Casa Milan dove ad aspettarlo c’era un esercito del selfie di tifosi pronti a immortalare la sua firma con il proprio smartphone. 

Gli juventini, che non l’hanno presa benissimo, sperano che al Milan l’unica cosa che continui a ballare sia la difesa. L’euforia rossonera è invece giustificata: si è passati dalla possibilità di vedere Donnarumma in bianconero, al trattenerlo con tanto di ciliegina Bonucci. Non senza pagare, ovviamente: vedi Donnarumma. A proposito: saluta Antonio!

I campioni d’Italia però non si sono scomposti più di tanto, nonostante l’estate dopo Cardiff non sia stata memorabile. A Torino si sono detti che accade tutto per una ragione, è quella ragione magari è Allegri: la Juve ha scelto di sacrificare il suo top player per il suo top manager. Si sa che troppi top nel pollaio non possono stare. Per questo i bianconeri hanno salutato e ringraziato Leo, il pezzo di me andato via, e si sono tuffati nella nuova stagione. Al momento però l’avvio della Juventus è stato piuttosto Despacito, vista la sconfitta in Supercoppa con la Lazio e le parole non proprio al miele dette dagli ex della Vecchia Signora. Anche questo però non sembra un problema: d’altronde gli ex non parlano mai bene delle proprie storie passate. Tuttavia, siamo sicuri: la Juve resta la favorita per l’ottavo scudetto consecutivo e tornerà la corazzata degli ultimi sette anni. Pasito a pasito.

Gli altri non sono stati a guardare. Il Napoli sembra l’antagonista numero uno di Buffon e compagni, come visto nel preliminare di Champions con il Nizza. Pare infatti che Sarri, prima del match abbia detto ai suoi: “Bon Appétit”, tanto che Mertens e compagnia hanno sbranato la squadra di Snejider e Balotelli. No promises ai tifosi per l’Inter: Spalletti e gli acquisti viola di Borja Valero e Vecino non hanno fatto saltare sulla sdraio il popolo nerazzurro – anche a causa dello sfarzoso mercato dei cugini – ma c’è da dire che la rosa è competitiva e può puntare in alto grazie a un tecnico preparato e che, soprattutto, ha curato l’intera preparazione della squadra. Cosa che non era avvenuta l’anno passato con l’avvicendamento estivo tra Mancini e De Boer. Un pelino dietro vediamo la Roma: i giallorossi hanno perso Salah dal punto di vista tecnico, Totti da quello umano ed emotivo. Di Francesco è un allenatore che meritava di allenare una big e probabilmente era il più indicato a gestire una piazza come quella giallorossa, se non altro perché la conosce. Tuttavia c’è ancora tempo per giudicare. Siamo appena partiti adesso. Dall’altro lato del Tevere la Lazio si gode i suoi Happy Days dopo il trionfo sulla Juve: i biancocelesti continueranno a dar filo da torcere alle “solite”, merito di uno strepitoso Simone Inzaghi e di un Immobile in versione Zemanlandia.

E se gli arbitri dicono fidati ancora di me, la Serie A risponde con un vecchio tormentone: “Vorrei, ma non posso”. Ed ecco la Var il cui vero compito sarà quello di evitare i litigi tra gli amici di una vita, gli screzi tra padri e figli, le interminabili discussioni sui gruppi di WhatsApp. Saremo pronti? Forse solo per un po’. Quello di cui siamo sicuri è che siamo ancora qui ognuno ad aspettare la cosa più bella che ha: il pallone. Tu conmigo, yo contigo. 

Ed eccoci: riparte il campionato, si riaccendono le stelle!

La maledizione dei numeri primi

Il calcio e la storia passano da numeri e combinazioni. Combinazioni che spesso si rivelano maledette. Impossibili da scardinare o ribaltare. Tutta Italia (o quasi) era pronta a celebrare il Triplete della Juventus. Nelle ore che hanno preceduto la vigilia, non si parlava d’altro. D’altronde si sa: tre è il numero perfetto. Con quel tris si sarebbe entrati nella storia e la Juventus avrebbe messo in bacheca la sua Coppa dei Campioni numero 3. Eppure, il maledetto 3 non è proprio voluto uscire sulla ruota di Torino. E così la storia ha iniziato a dare i numeri, i suoi. Buffon, Higuain, Dybala e tutti gli altri si saranno sentiti un po’ come quando ti manca un numero per far tombola, ma poi a festeggiare è il tuo vicino. Il numero che mancava, ovviamente, era il 3. Quello che ha scombinato i piani, il 7. Come quello che ha sulle spalle Cristiano Ronaldo, l’unico in Europa in grado di rendere umana la difesa della Juve. Basti pensare che prima della finale Buffon e la BBC avevano subito solo 3 reti in tutto il torneo, ma dopo il ciclone portoghese i gol incassati sono diventati 7. Sette, come le finali perse, il primato più triste di questa Juventus dei record: una maledizione che supera la leggenda di Bela Guttman. Per rompere l’incantesimo però bisogna ripartire proprio da quel numero, quello del settimo scudetto consecutivo, che la Juventus proverà a vincere il prossimo anno. Forse, non è altro che un beffardo gioco del destino fatto di numeri e incroci: prima il settimo scudetto, poi la terza Coppa dei Campioni.

“Spero che l’aereo della Juve cada a Cardiff”, chiusa la radio dei tifosi del Bologna 

«Questi – dice riferendosi alla squadra bianconera – riescono anche a rubare le partite che non contano niente. Spero che l’aereo che li porterà a giocare la finale di Champions League precipiti». 

«Vai avanti, continua: la tua non è affatto ipocrisia, io voglio la morte di tutti gli juventini». L’ospite non si ferma: “«Odio tutti quelli che indossano quella maglia di merda e che sono la vergogna del calcio. Mi fanno schifo e spero che venga giù il loro aereo». Il conduttore a stretto giro: «Vai avanti, sei la mia voce, sei il mio idolo».

Per queste frasi d’odio, la trasmissione Made in Bo è stata sospesa. Lo ha fatto sapere il presidente di Radio International Paolo Pedrini nel mezzo di una bufera mediatico sportiva. L’episodio incriminato è avvenuto sabato sera, dopo la vittoria al Dall’Ara della Juventus nell’ultima giornata di campionato.

Leo Vicari, il giornalista presente in studio che lavora per Radio International, cogliendo immediatamente la gravità delle frasi pronunciate dal tifoso in collegamento telefonico, si dissocia all’istante. Non ha fatto lo stesso l’altro conduttore, noto come il Tosco, che dopo aver messo a tacere Vicari ha invitato l’ospite a continuare il suo monologo.

 Più tardi lo stesso Tosco ha ammesso “d’aver esagerato”, rivela Pedrini, il quale oltre ad essere il presidente della radio è anche il presidente della società che gestisce il merchandising del Bologna e il temporary store di Borgo Panigale: “E’ una cosa che non tolleriamo, per noi la trasmissione finisce qui”, sbotta – nel giorno dell’anniversario dell’Heysel – facendo sapere che ha intenzione di chiedere i danni a chi ha diffuso sul web solo una parte della trasmissione, quella al centro delle polemiche, non il successivo intervento dell’emittente. “Noi siamo anche quelli che abbiamo realizzato a Bologna un’intera trasmissione dedicata ai tifosi del Napoli”, rivendica.

Bonucci, in barba alla scaramanzia: ecco la maglia celebrativa di Cardiff

Scaramanzia? No, grazie. La Juventus dopo la vittoria della terza Coppa Italia di fila (record assoluto), è pronta al grande slam. Domenica i bianconeri avranno con il Crotone il secondo match point stagionale per cucirsi sul petto il sesto scudetto consecutivo che, per inciso, sancirebbe un altro record.

L’attesa più grande però è per la finalissima del 3 giugno, quando a Cardiff i bianconeri si giocheranno la Champions League contro il Real Madrid. Per l’occasione Leonardo Bonucci è diventato stilista per un giorno: il difensore ha infatti realizzato una t-shirt dedicata proprio alla finale europea. 

“Fino a Cardiff” si legge sulla maglietta ideata dal campione bianconero. Frase mutuata dal motto della Juve: “Fino alla fine”. Poi una sorta di serigrafia dello stesso Bonucci, raffigurato nella sua esultanza preferita, quella in cui fa il gesto di sciacquarsi la bocca. Questa speciale linea, “limited edition” è stata lanciata proprio da Bonucci su Instagram, insieme a un altro messaggio chiaro sulla sfida a Ronaldo e compagni: “Tutto è possibile, se ci credi”.

Champions, si torna al passato: a Cardiff premiazione in campo

La Coppa torna in campo. Dalla finale del prossimo 3 giugno, tra Juventus e Real Madrid, la premiazione non avverrà più in tribuna come accaduto negli ultimi anni. Lo ha confermato il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin. Il numero uno del più importante ente calcistico europeo ha decretato il ritorno al passato decidendo che già dalle prossime finali il trofeo verrà consegnato ai giocatori direttamente sul campo su una pedana allestita dopo il fischio finale. “Il campo è il palcoscenico dei giocatori, è giusto che siano celebrati lì” ha spiegato Ceferin.

“Il messaggio – ha continuato Ceferin – è anche che i dirigenti dovranno scendere dalle loro tribune verso il campo e rendere omaggio ai giocatori porgendo loro il trofeo e le medaglie sul campo sul quale si è giocato”. 

La prima occasione per questo revival sarà già il prossimo 24 maggio a Stoccolma per la finale tra Ajax e Manchester United valevole per l’Europa League, poi il 1 giugno a Cardiff per la finale di Champions League femminile e infine il 3 giugno al Millennium Stadium di Cardiff per la finalissima di Champions tra Juventus e Real Madrid. L’ultima squadra premiata in campo dopo la vittoria della Champions è stata il Barcellona, nel 2006, a Parigi. L’anno successivo, ad Atene, Paolo Maldini fu il primo capitano a sollevare la Coppa dalle grandi orecchie in tribuna secondo il nuovo cerimoniale.

Tifosi della Juve “rubano” il pullman del Perugia calcio per il derby

Un curioso “furto” di pullman si è verificato questa mattina a Perugia. In realtà, come si può capire dalle virgolette, si tratta di un disguido tra la società umbra e l’azienda proprietaria del mezzo. L’autobus ufficiale del club umbro, infatti, era stato noleggiato a un club di tifosi della Juventus per dirigersi a Torino in vista del derby della Mole.
Il tutto all’oscuro del Perugia stesso, visto che la colpa è dell’autonoleggio (azienda proprietaria della vettura), tanto che la società biancorossa ha dovuto emettere un comunicato per chiarire: “L’AC Perugia Calcio comunica di essere totalmente all’oscuro del noleggio avvenuto in data odierna del pullman ufficiale della prima squadra da parte della azienda Autonoleggi Bevilacqua ad un gruppo di persone recatesi a Torino per assistere ad una gara di calcio”.
Nella nota, anche le scuse dell’autonoleggio: “La Autonoleggi Bevilacqua, azienda proprietaria del pullman ufficiale della prima squadra, affianco del club biancorosso ormai da anni e suo primo tifoso, avendo contribuito durante la stagione calcistica a molteplici attività di solidarietà nei confronti dei territori colpiti dal terremoto, intende scusarsi di cuore con tutti i tifosi biancorossi per l’inappropriato utilizzo del mezzo. Autonoleggi Bevilacqua, sinceramente costernato per l’accaduto tiene a precisare che l’episodio non si ripeterà mai più”.

Gemellaggio Juve-Lazio? Parte la petizione dei tifosi bianconeri

Un gemellaggio tra Juventus e Lazio? Impossibile, diranno coloro che ben ricordano la stagione 1999/2000, quando i biancocelesti strapparono lo scudetto alla Juventus che affondava, letteralmente, nel nubifragio di Perugia. Da allora, è il caso di dirlo, di acqua ne è passata sotto i ponti e le cose sono cambiate. Tanto che dopo il derby vinto dalla Lazio, tra i tifosi bianconeri è iniziata a girare la voce di creare un gemellaggio proprio con i biancocelesti. Una maniera particolare, per “ringraziare” la squadra di Simone Inzaghi di aver tenuto a distanza la Roma.

Sul web si sono già mobilitati. Il forum dei tifosi bianconeri “Juventus Fans” ha lanciato l’appello alle due tifoserie su change.org dopo la vittoria biancoceleste sulla Roma per 3-1 nel derby della Capitale. Una volta raccolte le firme necessarie, la proposta sarà consegnata agli ultras delle due squadre. Secondo i dati raccolti finora, pare che i supporters delle due squadre siano più che favorevoli: dopo poche ore infatti l’83% dei tifosi sarebbe d’accordo con questa proposta.

Ecco la proposta integrale:

Una petizione per unire i tifosi della Juventus e quelli della Lazio. Il forum dei tifosi bianconeri “Juventus Fans” ha lanciato l’appello alle due tifoserie su change.org dopo la vittoria biancoceleste sulla Roma per 3-1 nel derby della Capitale. Una volta raccolte le firme necessarie, la proposta sarà consegnata agli ultras delle due squadre. Un gesto che spazza via la rivalità della stagione 1999-2000, quando la Lazio vinse lo scudetto, mentre la Juventus perdeva 1-0 nellla celebre partita del 14 maggio 2000, contro il Perugia, sotto una pioggia intensa.
La petizione integrale

“La Juventus storicamente non ha un grande numero di gemellaggi – si legge nella petizione .- In Italia attualmente la Vecchia Signora, in maniera ufficiale non è gemellata con nessun’altra tifoseria dello stivale. Fuori dall’Italia invece, esistono accordi di gemellaggio con i tifosi organizzati dell’ADO Den Haag, compagine olandese, e con quelli del Legia Varsavia, formazione polacca. Nel 2011 si è rinforzata anche l’amicizia con i sostenitori della squadra inglese del Notts County – la cui maglia a strisce verticali bianche e nere fu condivisa dalla Juventus fin dal 1903 – mentre nel novembre dell’anno successivo è stata istituita l’amicizia con i sostenitori della squadra spagnola dell’Elche.
Ma in Italia, vuoi per il fatto che la Juventus si è sempre trovata a lottare per i primi posti praticamente con tutte le formazioni più importanti d’Italia, vuoi per un sentimento anti Juve che ha raccolto e unito tutto lo stivale che non tifava la Vecchia Signora, oggi non esiste alcun gemellaggio tra la tifoseria bianconera e un’altra italiana ad eccezione di una semplice amicizia, stima e rispetto reciproco con i sostenitori dell’Avellino. Negli ultimi anni invece si è venuta a creare una sorta di simbiosi con una tifoseria importante italiana, quella laziale.
La simpatia dei tifosi bianconeri verso la Lazio è una storia nata nel recente passato, soprattutto dopo il famoso 5 Maggio 2002 in cui la vittoria dei biancocelesti contro l’Inter, consegnava lo Scudetto nella mani bianconere. Una ricorrenza ancora oggi festeggiata tra il tifo bianconero, tutto questo grazie alla Lazio. Inoltre la rivalità con la Roma che negli ultimi anni ha lottato con la Juventus per il titolo di Campione d’Italia ed alcuni attestati di stima dei laziali verso dei giocatori della Juventus (Buffon e Bonucci in primis), hanno rafforzato ancora di più questo sentimento di simpatia verso le aquile biancocelesti. Questa simbiosi venutasi a creare con il tempo non può passare inosservata.

E nell’era del calcio violento, nell’era del calcio dell’odio (verso la Juventus soprattutto), nell’era del calcio in cui una semplice trasferta bianconera mobilita quasi tutte le forze dell’ordine di una metropoli, ci sentiamo in dovere invece di esaltare una proposta di amicizia. Chiediamo che la tifoseria della Juventus e la tifoseria della Lazio pensino in maniera seria e concreta ad un gemellaggio. Sarebbe il primo per la Juventus in Italia con una squadra storicamente importante. Sarebbe un segnale importante per tutto il calcio italiano!”

Cinque analogie tra la Juve di Allegri e l’Inter del Triplete

Ormai ci siamo. La stagione della Juventus entra nel vivo, l’obiettivo è ovviamente la Champions League: un sogno che a Torino cullano da 21 anni. Adesso, più che mai, il desiderio è a portata di mano: vincere la Coppa dalle grandi orecchie si può, per diversi motivi. È vero, il Barcellona è alle spalle e bisogna tener d’occhio il Monaco, rivelazione di questa stagione europea ma allo stesso tempo non si può dimenticare come la gara del Camp Nou abbia dato una maggiore consapevolezza – semmai ce ne fosse bisogno – all’ambiente. E diciamocelo, il giovanissimo Monaco può aspettare.

Ecco perché con la strada verso Cardiff che sembra spianata, con tre quarti di Scudetto cuciti sul petto e una finale di Coppa Italia da Giocare, la Juventus ha la possibilità di accarezzare un altro sogno, ancor più grande: il Triplete. Una parola magica che, fino a oggi, è stata utilizzata solo dai tifosi dell’Inter che adesso però temono seriamente di veder eguagliato il loro record del 2010.


E in effetti, a pensarci bene, le analogie tra questa Juventus e quell’Inter con il passare dei mesi sono sempre di più. A partire dal modulo: l’Inter di Mourinho è passata alla storia per il suo 4-2-3-1, un modulo che in questa stagione la Juventus ha imparato a far suo. Ed è qui che troviamo già la seconda similitudine: questo tipo di disposizione tattica, sia per Mourinho sia per Allegri, ha costretto i due allenatori a dover destrutturare le convinzioni di due prime punte come Eto’o e Mandzukic. Entrambi si sono ritrovati catapultati in fascia dopo anni da padroni dell’area di rigore, spesso sacrificando la loro stessa lucidità sotto porta per delle sfiancanti coperture da terzini. 


Non fu facile per Eto’o, stella proveniente da un Barcellona che pur non essendo ancora quello del tiki taka era pur sempre una squadra dedita allo spettacolo. Non è stato facile neanche per Mandzukic: l’arrivo di Higuain avrebbe potuto relegarlo in panchina per l’intera stagione e invece il croato per bravura sua, e di Allegri, ha saputo reinventarsi nelle vesti di un combattente esterno di peso. Tutto per il bene delle squadra. E poi si dice che gli attaccanti sono egoisti.

Il miglior attacco, diceva qualcuno, è la difesa: lo sa bene questa Juventus che è arrivata con merito alle semifinali della maggior competizione europea con solo 2 gol subiti nella fase a girone. Nonostante la simile struttura difensiva, l’Inter del Triplete arrivò a giocarsi l’accesso alla finale di Madrid con un passivo di 7 reti. Numeri che dimostrano come il reparto arretrato su cui può far affidamento Allegri ha già superato il quartetto composto da Maicon, Lucio, Samuel e Chivu. Stesso discorso vale per il campionato: 34 le reti subite dalla rocciosa difesa del Triplete nerazzurro, contro le 20 incassate da Buffon grazie al muro italo-brasiliano formato da Dani Alves, Chiellini, Bonucci e Alex Sandro.

Dopo il modulo, la punta sacrificata, la difesa invalicabile, la quarta analogia tra l’Inter di Mou e la Juve di Allegri è nel capitano. A Buffon, come a Zanetti 7 anni fa, manca solo la Champions per mettere la ciliegina a una carriera che pochi possono vantare. Con Totti, che però ha già abbandonato il sogno europeo da un po’, il capitano bianconero può essere, e lo sarebbe di sicuro per molto, l’ultima bandiera del calcio italiano a sollevare il trofeo più importante. Gli dèi del calcio premiarono Zanetti e chissà che non permettano a Buffon di ripercorrere la stessa cavalcata trionfale. Perché sarebbe giusto così.


Infine la scaramanzia o, se preferite, la legge dei corsi e ricorsi storici. L’analogia maxima, in tal senso, è rappresentata dalla doppia sfida con il Barcellona. Come se per vincere la Champions, bisognasse chiedere il permesso ai marziani catalani. Oggi, come allora, Messi e compagnia hanno abdicato. Oggi come allora la regina delle remuntade, dopo aver incassato tre reti in Italia, non è riuscita a ribaltare il discorso qualificazione. E volendo essere pignoli c’è da dire anche che questa Juventus è riuscita a far meglio dell’Inter del Triplete nel doppio confronto con il Barça. I nerazzurri infatti vinsero 3-1 a San Siro e persero 1-0 al Camp Nou soffrendo fino al novantesimo per il gol (regolare) annullato a Bojan per il presunto fallo di mano di Keita. 

L’augurio per la Juventus, sempre da un punto di vista scaramantico, è quello di incontrare l’Atletico Madrid in finale. Infatti, se a Cardiff dovesse esserci una finale tra la squadra di Zidane e la vecchia signora, per i bianconeri rivivrebbero la stessa storia di due anni fa con Barcellona, Monaco e Real Madrid (anche se in ordine diverso) nelle ultime tre sfide del torneo. E tutti sappiamo come era andata a finire.