“Questo non è un gioco”, Guardiola e Il derbi del referendum: ecco perché lo sport catalano vota Sí

Montilivi voterà per l’indipendenza. Così come Girona. Il derby con il Barcellona di sabato sera, è stato ribattezzato in “Il derby del referendum”. La rivalità tra le due compagini in campo era talmente inesistente, che la partita vinta in scioltezza dalla squadra di Valverde, si è trasformata in uno spot per il voto dell’1-O, come lo chiamano in Spagna. Una sigla che c’entra poco con il calcio: non si tratta infatti di un risultato come si potrebbe credere in apparenza, ma dell’abbrevazione della data “1 di ottobre”. Così come avvenuto al Camp Nou in Champions, nella prima uscita europea del Barcellona, anche sabato allo stadio del Girona il calcio è stato “sfruttato” per fare propaganda politica. “No ens ho impediraan, vota!” (“Non ce lo impediranno, vota!”). Questo era il messaggio che ha accolto i tifosi che si dirigevano all’impianto sportiva subito dopo esser entrati nella città indipendentista. Nelle ultime elezioni generali, quelle in cui i partiti sovranisti, Esquerra Republicana e quello che era ancora noto con il nome di Convergenza Democratica de Catalunya, riuscirono a trovare ulteriori consensi nelle province di Barcellona e Tarragona, feudi in cui si era imposto En Comú Podem. A Girona e Lleida l’indipendenza ha continuato a salire. Nella capitale di Girona, per essere più concreti, Esquerra, in coalizione con Catalunya Sì, ha raggiunto i 10.415 voti. Convergència ne ha ottenuti 9.208. La terza forza, con 6.949, è rimasta ad una grande distanza.


A Girona si scommette fortemente sull’ideale indipendentista. Ci si scommette talmente tanto che, a volte, il ruolo di queste elezioni viene camuffato e “giustificato” con un pretesto: quello di avere il diritto di poter decidere. Il centro città è “impacchettato” da volantini e striscioni di propaganda a favore del referendum. L’unica scelta, da quelle parti, è una e una soltato: un Sì in condizionato. “Ho una possibilità sola di votare e non avrò paura di sfruttarla”, dice un ragazzo in uno dei manifesti.

La estelada, la bandiera tipica della Catalogna, è stata la più utilizzata nel derbi català. Perchè il calcio, ancora una volta diventa motivo di unione, stavolta politica. Attorno al Montilivi i volontari di ANC sponsorizzavano il referendum, proprio come fatto al Camp Nou prima di Barcellona-Juventus. Sugli spalti, tra i volantini colorati con il Sì ben evidente al centro e annunciato dagli altoparlanti dello stadio, un’ovazione accoglie Carles Puigdemont l’ex sindaco di Girona, oggi presidente della Generalitat catalana. Scemati gli applausi, risuona l’inno di Catalunya, “Els Segadors” e sulle sue ultime note risuona il coro: “Votarem“. Non c’è bisogno di altre traduzioni. E se qualcuno non avesse ancora capito bene dove si trovi, sulla facciata della facoltà di Scienze nel campus universtario di Girona c’è un messaggio a ricordaglielo: “Welcome to the Catalan Republic”. Lo stesso che copriva metà della curva del Camp Nou neanche due settimane fa e che aveva messo in imbarazzo il presidente bianconero Andrea Agnelli di fianco al suo “collega” Bartomeu.


“Esport pel Sí”, il manifesto degli sportivi catalani – La verità è che in Catalogna questa cosa del referendum l’hanno presa molto sul serio anche gli sportivi. La voglia di separatismo ha talmente influenzato tutti, che anche i protagonisti del “gioco di squadra” e dell'”insieme si vince” hanno deciso di voler continuare da soli. Il tutto è anche ufficializzato da un sito internet ad hoc: “Esport pel Sí“. Il messaggio è chiaro ed è ben spiegato nel manifesto presente nella homepage: “Lo sport catalano vincerà grazie al tuo sì”. A sostegno di quanto dicono, c’è anche uno studio economico. Secondo il manifesto catalano lo sport riceverà grandi benefici dall’indipendenza: calcolano che, se la separazione dovesse verificarsi, lo sport riceverebbe una crescita di quasi 90 milioni di euro e oltre 700 posti di lavoro nel giro di tre o quattro anni. Aumenterà anche il numero di atleti catalani che parteciperanno alle Olimpiadi: “Dai 98 attuali ai 129/149 sportivi che, nel medio periodo, potranno aspirare a ottenere tra le 8 e le 9 medaglie“, si legge. E se la Federnuoto catalana sarà la Federazione con l’unico bilancio “leggermente” negativo, i catalani si potranno rifare ovviamente con il calcio che vedrà crescere gli introiti del 72%, seguita da pallacanestro e tennis. Tutto ciò, ovviamente, sarà gestito dal COC: il Comitato Olimpico Catalano. E così nel video spot del sito figurano molti famosi sportivi: la doppia medaglia d’argento olimpica, Natalia Vía-Dufresne, è il volto più riconoscibile in una campagna che vede oltre a tecnici come Anna Tarrés (sincronizzato) o Salva Maldonado (basket), anche ex atleti come Sergi Ten (beach volley) o Marta Vilajosana (ciclismo).

Lo spot di Guardiola – Tra i più attivi sostenitori del Sí nel referendum del primo ottobre in Catalogna c’è sicuramente Pep Guardiola. L’allenatore del Manchester City sta seguendo attentamente le vicende della sua terra continuando a inviare messaggi favorevoli all’indipendenza: “Mi sembra che la cosa più importante – spiega Guardiola – è applicare la democrazia quando un popolo chiede di votare. I desideri e le speranze dei catalani del ventunesimo secolo sono diversi da quelli del secolo scorso, soprattutto dopo la dittatura franchista”.

Il tecnico catalano, piú volte interpellato dai giornalisti sull’argomento, utilizza spesso il paragaone con il caso della Scozia del settembre 2014: “La gente non sta chiedendo l’indipendenza, ma solo di andare a votare. La stessa cosa che fecero gli scozzesi con l’Inghilterra. Niente di piú. Dicono che è la legge, ma le leggi fanno altre leggi e le leggi cambiano le altre leggi in modo che queste leggi possano adattarsi meglio alle nuove società. Non è poi così difficile”.

L’ex allenatore del Barcellona, per ribadire questi concetti, ha anche prestato il volto alla campagna dell’Assemblea Nacional Catalana (ANC) per rivendicare il diritto al voto per i suoi concittadini. In un video distribuito dall’assocazione indipendentista, Guardiola chiede alle istituzioni di far votare la sua gente.

 

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Parte il campionato e si riaccendono le stelle

Non inizierà sotto il sole di Riccione l’86esima edizione del campionato di Serie A a girone unico, anche se il caldo sarà più o meno lo stesso visto che si inizia il 20 agosto. Nel bel mezzo delle vacanze, tra le granite e le granate, molti tifosi magari saranno costretti a dire ad amici e parenti: Subeme la radio, per non perdersi la prima uscita della propria squadra del cuore, magari impossibilitati – causa ferie – a vedere le partite in televisione. 

L‘estate è tornata anche quest’anno, ma rispetto alle ultime stagioni ha provocato qualche stravolgimento in più con un calciomercato che ha riservato qualche sorpresa e, come al solito, non ci si può risparmiare da un’analisi, anche solo sommaria, della griglia di partenza del nuovo campionato. Protagonisti indiscussi dell’estate pallonara sono stati Fassone e Mirabelli che, grazie alla liquidità della nuova proprietà, si sono scatenati come tori a Pamplona rivoluzionando completamente il Milan, squadra su cui saranno puntati gli occhi di tutti dopo una spesa che non si vedeva dall’inizio della presidenza Berlusconi.

A far Volare gli entusiasmi dei tifosi milanisti è stato l’acquisto del neocapitano Leonardo Bonucci che, dopo 7 anni di vittorie alla Juventus, ha salutato tutti per dire al Milan: “Voglio ballare con te“. Lasciatosi lo sgabello di Oporto e lo spogliatoio di Cardiff alle spalle, il difensore della Nazionale è stato accolto come una star a Casa Milan dove ad aspettarlo c’era un esercito del selfie di tifosi pronti a immortalare la sua firma con il proprio smartphone. 

Gli juventini, che non l’hanno presa benissimo, sperano che al Milan l’unica cosa che continui a ballare sia la difesa. L’euforia rossonera è invece giustificata: si è passati dalla possibilità di vedere Donnarumma in bianconero, al trattenerlo con tanto di ciliegina Bonucci. Non senza pagare, ovviamente: vedi Donnarumma. A proposito: saluta Antonio!

I campioni d’Italia però non si sono scomposti più di tanto, nonostante l’estate dopo Cardiff non sia stata memorabile. A Torino si sono detti che accade tutto per una ragione, è quella ragione magari è Allegri: la Juve ha scelto di sacrificare il suo top player per il suo top manager. Si sa che troppi top nel pollaio non possono stare. Per questo i bianconeri hanno salutato e ringraziato Leo, il pezzo di me andato via, e si sono tuffati nella nuova stagione. Al momento però l’avvio della Juventus è stato piuttosto Despacito, vista la sconfitta in Supercoppa con la Lazio e le parole non proprio al miele dette dagli ex della Vecchia Signora. Anche questo però non sembra un problema: d’altronde gli ex non parlano mai bene delle proprie storie passate. Tuttavia, siamo sicuri: la Juve resta la favorita per l’ottavo scudetto consecutivo e tornerà la corazzata degli ultimi sette anni. Pasito a pasito.

Gli altri non sono stati a guardare. Il Napoli sembra l’antagonista numero uno di Buffon e compagni, come visto nel preliminare di Champions con il Nizza. Pare infatti che Sarri, prima del match abbia detto ai suoi: “Bon Appétit”, tanto che Mertens e compagnia hanno sbranato la squadra di Snejider e Balotelli. No promises ai tifosi per l’Inter: Spalletti e gli acquisti viola di Borja Valero e Vecino non hanno fatto saltare sulla sdraio il popolo nerazzurro – anche a causa dello sfarzoso mercato dei cugini – ma c’è da dire che la rosa è competitiva e può puntare in alto grazie a un tecnico preparato e che, soprattutto, ha curato l’intera preparazione della squadra. Cosa che non era avvenuta l’anno passato con l’avvicendamento estivo tra Mancini e De Boer. Un pelino dietro vediamo la Roma: i giallorossi hanno perso Salah dal punto di vista tecnico, Totti da quello umano ed emotivo. Di Francesco è un allenatore che meritava di allenare una big e probabilmente era il più indicato a gestire una piazza come quella giallorossa, se non altro perché la conosce. Tuttavia c’è ancora tempo per giudicare. Siamo appena partiti adesso. Dall’altro lato del Tevere la Lazio si gode i suoi Happy Days dopo il trionfo sulla Juve: i biancocelesti continueranno a dar filo da torcere alle “solite”, merito di uno strepitoso Simone Inzaghi e di un Immobile in versione Zemanlandia.

E se gli arbitri dicono fidati ancora di me, la Serie A risponde con un vecchio tormentone: “Vorrei, ma non posso”. Ed ecco la Var il cui vero compito sarà quello di evitare i litigi tra gli amici di una vita, gli screzi tra padri e figli, le interminabili discussioni sui gruppi di WhatsApp. Saremo pronti? Forse solo per un po’. Quello di cui siamo sicuri è che siamo ancora qui ognuno ad aspettare la cosa più bella che ha: il pallone. Tu conmigo, yo contigo. 

Ed eccoci: riparte il campionato, si riaccendono le stelle!

Ecco perché gli juventini avranno un motivo in più per odiare “Despacito”

In molti già non la sopportano più, ma potrebbe essere un vero è proprio spauracchio per i tifosi della Juventus. Stiamo parlando ovviamente di Despacito, la canzone di Luis Fonsi con Daddy Yankee tormentone dell’estate 2017 che ha collezionato qualcosa come 1,7 miliardi (miliardi!) di visualizzazioni su YouTube. Bene, ma che c’entra con la Juve? C’entra, perché dopo la sconfitta in finale di Champions League con il Real Madrid, Despacito è diventata, oltre che il motivetto delle spiagge, la canzone dello sfottò dei tifosi di mezza Italia.

Vuoi per il suo ritornello orecchiabile, molto simile all’italiano, vuoi perché tutti ormai la conoscono, fatto sta che Despacito è diventato il nuovo inno della sfortunata serata di Cardiff. 

La prima parodia è “Sei sparito”, in riferimento ai molti tifosi juventini rimasti in silenzio sui social dopo il poker di Cristiano Ronaldo e compagno rifilato alla squadra di Allegri. Il video è stato realizzato dal duo comico Marco e Fabiano.

L’altra versione-sfottò è realizzata da Mario Ferri, il “Falco”. Vi dice qualcosa questo nome? Si tratta di uno dei più famosi “invasori di campo” d’Italia. Per capirci: quello che aveva la maglia di Superman con la scritta “Cassano in nazionale”. Le sue invasioni gli hanno creato diversi problemi:  in occasione dei mondiali in Sudafrica, aveva fatto una delle sue incursioni durante la semifinale mondiale tra Germania e Spagna. Tentativo replicato nel 2014 durante la sfida di Coppa del Mondo Belgio-Stati Uniti. In diversi casi è stato arrestato. Celebre il suo tentativo di fuga dagli Emirati Arabi Uniti, nel dicembre 2010, quando si imbarcò clandestinamente su una nave da crociera, mentre era in attesa di giudizio in seguito all’irruzione in campo durante Inter-Mazembe ad Abu Dhabi: fu scoperto e bloccato dalla polizia. Forse anche per questo si e reinventato cantautore:

Tuttavia, c’è anche chi ha provato a usare Despacito per sostenere Higuain e i suoi alla vigilia della sfida con il Real. Questo tifoso del Barcellona ha fatto di tutto pur di appoggiare i bianconeri e impedire agli odiati rivali del Real di conquistare un’altra Champions League. Forse però anche lui ha scelto la canzone sbagliata…

Pogba pesa ancora sulle casse della Juve: multata per la commissione da 49 mln a Raiola

Nonostante sia ormai solo un lontano ricordo, Paul Pogba pesa ancora sulle casse juventina. I bianconeri infatti saranno multatati per le irregolarità nella cessione di Paul Pogba al Manchester United, squadra con cui ha appena vinto l’Europa League. È quanto rivela il settimanale tedesco Der Spiegel, che grazie alle rivelazioni di Football Leaks, aveva diffuso la notizia (documenti alla mano) secondo cui l’agente Mino Raiola aveva intascato 49 milioni per il passaggio del suo assistito ai Red Devils.
Una commissione spropositata, nonostante i Red Devils abbiamo sborsato 105 milioni di euro per assicurarsi il francese. Cifre che avevano portato Fifa ad aprire un’inchiesta sul caso e – stando a quanto rivelato – la Fifa stessa avrebbe prodotto già a febbraio un documento di 12 pagine nel quale spiega le motivazioni della multa pari a 65 mila franchi svizzeri, cioè circa 57 mila euro. Secondo la Fifa, la Juve avrebbe infranto la regola della TPO, la cosiddetta Third-Party Ownership, ora vietata nel calcio. Questa formula permetteva a procuratori e agenzie detenere parte dei cartellini dei calciatori. Ora però, possono appartenere solo alle società di calcio.

La Fifa avrebbe avviato l’inchiesta già il 28 agosto 2016: i dirigenti del Manchester hanno fatto sapere di non essere a conoscenza dell’esistenza di un contratto tra la Juventus e Raiola che prevedeva una provvigione in caso di cessione superiore ai 90 milioni.

Roma-Juve, c’è un fotografo speciale: è Paolo Sorrentino

Nessuno se n’era accorto. Almeno fino a stamattina. Ieri sera, allo Stadio Olimpico di Roma tra i giallorossi e la Juventus, c’era un fotografo speciale. Infatti, a bordocampo, dietro l’obiettivo c’era Paolo Sorrentino.

Il regista premio Oscar per “La grande bellezza” è tifoso del Napoli ma è stato sorpreso a guardare la partita (che probabilmente è costata alla squadra di Sarri il secondo posto) da un un punto privilegiato del terreno di giocoe in una veste inedita. Sorrentino, indossava la pettorina e il pass destinati a fotografi e operatori di ripresa. Sarà l’idea per un nuovo film?

Donnarumma all’Inter: l’ultima magia di Mino Raiola

Dopo la Juventus, l’Inter. Secondo le continue indiscrezioni di mercato, sembra sempre più difficile che Gigio Donnarumma continui a vestire la maglia del Milan. Secondo quanto riporta il Corriere dello Sport di oggi, sembra che il procuratore del portiere rossonero, Mino Raiola, abbia offerto il giocatore all’Inter. Una notizia che ha fatto storcere il naso a moltissimi tifosi milanisti.

Eppure bisogna fare alcune considerazioni a mente fredda per capire se l’affare sia veramente possibile. Partiamo dal contratto di Donnarumma: il numero 99 milanista percepisce 160 mila euro all’anno e andrà in scadenza nel 2018. Come confermato nei giorni successivi al closing, la nuova proprietà ha posto il rinnovo del del portiere in cima all’elenco delle priorità del club per la prossima stagione. Attualmente, il suo valore di mercato si aggira intorno ai 20 milioni di euro ma considerata la giovane età e il rendimento di queste due stagioni, il prezzo di una sua eventuale cessione schizzerebbe intorno ai 50 milioni di euro. Una cifra folle per un portiere e che in Italia sembra accessibile solo a un club come la Juventus. Il perché è molto semplice: ad oggi, i bianconeri non avrebbero bisogno di ritoccare di molto la propria rosa se non con un qualche difensore di prospettiva che vada a ringiovanire un reparto arretrato leggermente in là con gli anni. L’unico ruolo su cui Agnelli potrebbe investire è proprio quello del portiere anche se Buffon ha intenzione di puntare al Mondiale e a quel punto bisognerebbe scegliere se relegare in panchina il capitano oppure il nuovo acquisto.

Per l’Inter acquistare Donnarumma sarebbe ancora più complicato, soprattutto se Zhang dovesse stanziare per il mercato lo stesso budget dello scorso anno. Per la sessione estiva 2016/17 i nerazzurri avevano messo a disposizione del club 100 milioni di euro: va da sé che lo sgarbo ai cugini rossoneri dimezzerebbe questo tesoretto. Difficile pensare che una squadra come l’Inter punti tutto sul portiere dopo l’ennesima stagione di transizione: se i nerazzurri vogliono tornare in Champions possono farlo anche con Handanovic, purché lo sloveno abbia davanti un undici competitivo.

Si spiega così che le voci sul futuro di Donnarumma non sono altro che l’ennesimo giochino di Mino Raiola. Il re dei procuratori sa come trarre profitto dai suoi assistiti meglio di chiunque altro e la pressione a mezzo stampa è uno dei trucchetti più efficaci per mettere pressione alla società che detiene il cartellino del suo calciatore. Dietro tutto questo c’è la volontà di Gigio di restare in rossonero, una volontà che però deve essere combinata a quella di guadagno del suo procuratore. I rossoneri avrebbero già pronto per il portiere un contratto da 3,5 milioni di euro a stagione con una clausola speciale per Raiola che potrebbe beneficiare di una percentuale sulla futura rivendita di Donnarumma, proprio come accaduto con il rinnovo di Pogba alla Juventus qualche anno fa. Insomma, almeno per adesso Donnarumma non dovrebbe muoversi da Milanello e Raiola dovrebbe restar tranquillo ancora per un po’ viste le cifre che percepirà con il rinnovo del giovanissimo talento del Milan.

Juve, svelata anche la terza maglia: sará verde militare

È stata svelata la terza maglia della Juventus per la stagione 2017/2018: sarà verde militare. A svelarlo è il sito footyheadlines.com.

Adidas, sponsor tecnico del club, ha fatto riferimento a delle maglie utilizzate dai bianconeri tra il 1940 e il 1950. Anche qui, il nuovo logo sarà il punto di novità rispetto al passato. La doppia “J” sara bianca con la scritta Juventus posizionata sulla banda nera della striscia orizzontale bianconera posta sul petto.

Barzagli, le Nazionali snobbate e l’ossessione (anti)juventina

In questi giorni di tiepido interesse calcistico, causa Nazionali, a tenere banco in TV e giornali è stato il caso Barzagli. Il difensore della Juventus ha lasciato in anticipo il ritiro degli azzurri per “motivi personali”, peccato però che poche ore dopo l’annuncio il giocatore è stato “pizzicato” da più di un tifoso su Instagram mentre posava in un locale di Riccione con tal dj Gippo Angelini.

E apriti cielo. Tantissimi tifosi hanno puntato il dito contro il giocatore che, a detta di molti, avrebbe potuto sfruttare il rientro anticipato per preparare la sfida che si giocherà con il Napoli nel prossimo turno di campionato. A prendere le parti del roccioso difensore è stato lo stesso dj Gippo: «Prima cosa, Barzagli si trovava a cena nel locale insieme alla moglie e ai suoi bambini – ha detto a Gazzetta.it -. Secondo, la foto è stata scattata intorno alle 22 quando la famiglia Barzagli era a cena; io l’ho postata molto più tardi». Esattamente alle 3.05 del mattino. Orario che, nonostante le parole del dj, lascia ancora qualche dubbio sulla veridicità dei fatti.

Quello di Barzagli, però, è solo l’ultimo caso di juventini al rientro anticipato. Infatti, la Juventus ha richiamato in anticipo Higuain, squalificato con l’Argentina e quindi non impiegabile, e ha fatto lo stesso con Dani Alves nel Brasile. Benatia si è addirittura “autoescluso” dalla nazionale del Marocco per essere subito a disposizione di mister Allegri. Va da sè che in un periodo in cui i bianconeri tornano protagonisti per vicende extracalcistiche (vedi caso biglietti), i tifosi delle altre squadre non perdono l’occasione per malignare su Buffon e compagni. Forse anche un po’ per l’esasperazione provocata dal legittimo strapotere bianconero di cui non stiamo neanche più a parlare.

Si tatua il vecchio logo, la Juve gli regala il tatoo col nuovo

La Juve sulla pelle. La passione di Kevin Prota, tifosissimo tifoso bianconero, lo aveva spinto a tatuarsi sulla schiena lo stemma della sua squadra del cuore. Peccato, però, che pochi giorni dopo quel tatuaggio il club ha deciso di cambiare il proprio logo.

Per Kevin poteva essere una beffa e invece quell'”errore” si è trasformato in una grande occasione per entrare in contatto con i suoi idoli. La società bianconera, appena saputa la storia di Kevin, lo ha chiamato per fargli un regalo: un nuovo tatuaggio, stavolta con il logo giusto. 

Juve-Milan, anche il Codacons commenta il rigore: “Fare chiarezza sulle parole degli arbitri”

Non sembrano volersi placare le polemiche del post Juventus-Milan. Ora anche il Codacons ha espresso il suo parere sul contestatissimo rigore che ha deciso la sfida di venerdì sera. L’associaione dei consumatori ha presentato un esposto, reclamando l’intervento della Procura Federale. Questo il comunicato affidato all’agenzia stampa Adnkronos:

Il Codacons chiede chiarezza ai vertici del calcio sulla vicenda rigore – Juventus. Ciò che ha fatto imbestialire i giocatori del Milan sarebbero le dichiarazioni non veritiere della sestina arbitrale. Infatti risulterebbe che l’allenatore del Milan Montella abbia chiesto agli arbitri chi avesse deciso il rigore. Il IV uomo affermava che era stato l’assistente di porta a richiamare l’attenzione sul fallo di mano. Ma l’assistente di porta interpellato ha dichiarato che era stato l’arbitro a decidere il rigore. L’arbitro però era in realtà coperto e non poteva vedere. Pertanto sono state rilasciate dichiarazioni apparentemente in conflitto tra loro. Il Codacons chiede al Procuratore Federale di acquisire le dichiarazioni arbitrali e le testimonianze al fine di accertare la correttezza del comportamento degli arbitri in occasione delle dichiarazioni rilasciate. L’arbitro del gioco del calcio è tenuto sempre ad un dovere di verità e correttezza nelle dichiarazioni che rende.

In altre parole, il Codacons chiede che sia fatta chiarezza sull’episodio incriminato in quanto, subito dopo la partita, si sono apparentemente rimbalzati la responsabilità del rigore. Per l’Assoconsumatori, dunque, la vicenda dovrebbe finire sul addirittura sul tavola della Procura Federale.