E Mourinho sbarca anche su Google Maps

Probabilmente da quel 22 maggio 2010 anche i tifosi dell’Inter non avevano fatto altro che pensarci. E forse a José Mourinho non avrebbero dedicato solo una strada, ma un intero quartiere. Per adesso, però, lo Special One dovrà accontentarsi della via che porta il suo nome.

A Setubal è stata inaugurata dalla sindaca Maria das Dores Meira la Avenida José Mourinho: quasi un kilometro e mezzo di strada sul lungomare della cittadina che ha dato i natali al tecnico portoghese del Manchester United.

Significativa è stata la scelta della prima cittadina: quella via infatti il nome ce l’aveva già ed era Rua da Saude, ma la Meira ha deciso che i 22 trofei internazionali vinto da Mou erano sufficienti per ribattezzare quel tratto con il nome dell’allenatore. Quindi se dovreste trovare il suo nome tra i suggerimenti di Google Maps, non disinstallate l’App, non è impazzisca: se vi trovate nei pressi di Avenida Mourinho, significa che siete a Setubal!

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“La versione di Wanda”, così la procuratrice racconta Icardi ai bambini

Prima modella, poi procuratrice, adesso anche scrittrice. E se l’anno scorso è stato il marito a presentare la sua biografia, stavolta è stata Wanda Nara a cimentarsi nella pubblicazione del libro. Un’altra versione della vita di Mauro Icardi, dopo che era stato lo stesso capitano dell’Inter a raccontarsi non senza scatenare qualche polemica come ricorderà qualcuno.

Si chiamaUn campione nel campo e nella vita’ ed è stato presentato lunedì a Milano davanti a oltre duecento persone. Nelle prime file c’era la sua famiglia al gran completo: i cinque figli, ovviamente Icardi, e anche la madre, arrivata dall’Argentina tre giorni fa per l’occasione. 

”Sono interista e il mio desiderio è che Mauro possa essere capitano a vita dell’Inter”, ha spiegato Wanda Nara ai giornalisti e ai tifosi presenti, nonostante la voce fosse un po’ rotta dall’emozione. 

Le domande di Inter e calcio sono un tabù, fatta eccezione per i bimbi presenti nella platea della Libreria Rizzoli nella Galleria Vittorio Emanuele, a chiedere del futuro del capitano nerazzurro. ”Vuole rimanere all’Inter – risponde Wanda – è molto legato a questa società. Vincere con la maglia nerazzurra è il suo sogno e con la perseveranza, come spieghiamo nel libro, si possono realizzare i sogni”. Uno è già diventato realtà: quello di essere il centravanti della nazionale. Un sogno realizzato dal ct Sampaoli che lo ha convocato nella selezione Albiceleste: ”E’ il nostro centravanti. Il nostro nove”.

Tra gli aneddoti venuti fuori in conferenza stampa, Wanda ha raccontato di come Icardi faccia fatica a digerire le sconfitte: ”Per più di mezza giornata resta muto. Cerchiamo anche di fare poco rumore per non disturbarlo”. Racconti di vita quotidiana che sono scritti anche nel libro per bambini scritto da Wanda Nara. ”Siamo una famiglia che vive di calcio ma il calcio aiuta anche a vivere nella maniera giusta”, spiega l’autrice. Il rispetto delle regole, dell’avversario, la cura del corpo, l’importanza dell’amicizia e dell’impegno, valori indispensabili nello sport e per crescere nella maniera corretta. E poi, qualche ‘segreto tecnico’ da Icardi che insegna come calciare, come fare una rovesciata o un dribbling. Consigli per essere, appunto, ‘Campione in campo e nella vita’.

Un bimbo tra i bambini: le marachelle di Donnarumma a “Chi ha incastrato Peter Pan”

Dopo aver passato l’estate ad allenarsi su fondamentale in cui era piuttosto carente (il dribbling ai giornalisti), Gigio Donnarumma è tornato a farsi intervistare in televisione. Tuttavia, la decisione di sottoporsi alle domande dei bambini del programma “Chi ha incastrato Peter Pan”, condotto da Paolo Bonolis non è stata la più azzeccata se il portiere del Milan pensava di evitare di raccontare la sua particolarissima estate.I bambini, si sa, sono sempre a caccia della verità, molto più di quanto facciano i giornalisti – quelli veri – e anche ieri sera è arrivata la conferma con un vero e proprio “interrogatorio” a Gigio che, non sempre, è riuscito a parare le bordate dei suoi intervistatori.

“Quanto guadagni?”, gli chiede quasi subito una bambina mettendolo in imbarazzo. Gigio risponde con timido sorriso, dicendo: “Sei”. La bambina lo incalza: “Sei euro?”.

Poi, ovviamente, non si può far a meno di parlare di mercato: “Perché non sei andato al Real Madrid?”, e ancora: “Andresti alla Juve?”. Forse Gigio non si aspettava di dover volare così tante volte da un palo all’altro: “Il Milan è la mia famiglia e ho un contratto di 4 anni”. Anche se non sembra convincere più di tanto i suoi piccoli intervistatori, che continuano: “Giocheresti per l’Inter?”. A questo punto, è lo stesso Bonolis che dopo averlo sfottuto da buon interista soccorre il “nemico” in difficoltà: “No, ma noi diamo solo 5 euro all’anno. Vuoi mettere lui che in 4 anni ne guadagna 24?”.

Ripresentatosi a San Siro non più da primo della classe, ma da ripetente, tanto da meritarsi gli scoppolotti di “zio Mirabelli”, Gigio dovrà riguadagnarsi la fiducia di molti tifosi con le sue parate e lo stesso dovrà fare con i suoi professori che lo aspettano ancora per affrontare quell’esame di maturità rinviato a causa dell’impegno con la Nazionale Under 21 e del tira e molla con il Milan per il rinnovo del contratto. E forse, viste le circostanze, Gigio non era ancora pronto per essere definito “maturo”.

La materia con cui ha più difficoltà, racconta Gigio, è il diritto, ma anche in matematica non sembra cavarsela benissimo: Bonolis gli detta un problemino da elementari riguardante dei pacchetti di figurine, ma Gigio gli chiede la calcolatrice. Insomma, meglio lasciarlo lì tra i pali a guadagnare i suoi sei euro. Chissà quante figurine potrà comprarsi…

Parte il campionato e si riaccendono le stelle

Non inizierà sotto il sole di Riccione l’86esima edizione del campionato di Serie A a girone unico, anche se il caldo sarà più o meno lo stesso visto che si inizia il 20 agosto. Nel bel mezzo delle vacanze, tra le granite e le granate, molti tifosi magari saranno costretti a dire ad amici e parenti: Subeme la radio, per non perdersi la prima uscita della propria squadra del cuore, magari impossibilitati – causa ferie – a vedere le partite in televisione. 

L‘estate è tornata anche quest’anno, ma rispetto alle ultime stagioni ha provocato qualche stravolgimento in più con un calciomercato che ha riservato qualche sorpresa e, come al solito, non ci si può risparmiare da un’analisi, anche solo sommaria, della griglia di partenza del nuovo campionato. Protagonisti indiscussi dell’estate pallonara sono stati Fassone e Mirabelli che, grazie alla liquidità della nuova proprietà, si sono scatenati come tori a Pamplona rivoluzionando completamente il Milan, squadra su cui saranno puntati gli occhi di tutti dopo una spesa che non si vedeva dall’inizio della presidenza Berlusconi.

A far Volare gli entusiasmi dei tifosi milanisti è stato l’acquisto del neocapitano Leonardo Bonucci che, dopo 7 anni di vittorie alla Juventus, ha salutato tutti per dire al Milan: “Voglio ballare con te“. Lasciatosi lo sgabello di Oporto e lo spogliatoio di Cardiff alle spalle, il difensore della Nazionale è stato accolto come una star a Casa Milan dove ad aspettarlo c’era un esercito del selfie di tifosi pronti a immortalare la sua firma con il proprio smartphone. 

Gli juventini, che non l’hanno presa benissimo, sperano che al Milan l’unica cosa che continui a ballare sia la difesa. L’euforia rossonera è invece giustificata: si è passati dalla possibilità di vedere Donnarumma in bianconero, al trattenerlo con tanto di ciliegina Bonucci. Non senza pagare, ovviamente: vedi Donnarumma. A proposito: saluta Antonio!

I campioni d’Italia però non si sono scomposti più di tanto, nonostante l’estate dopo Cardiff non sia stata memorabile. A Torino si sono detti che accade tutto per una ragione, è quella ragione magari è Allegri: la Juve ha scelto di sacrificare il suo top player per il suo top manager. Si sa che troppi top nel pollaio non possono stare. Per questo i bianconeri hanno salutato e ringraziato Leo, il pezzo di me andato via, e si sono tuffati nella nuova stagione. Al momento però l’avvio della Juventus è stato piuttosto Despacito, vista la sconfitta in Supercoppa con la Lazio e le parole non proprio al miele dette dagli ex della Vecchia Signora. Anche questo però non sembra un problema: d’altronde gli ex non parlano mai bene delle proprie storie passate. Tuttavia, siamo sicuri: la Juve resta la favorita per l’ottavo scudetto consecutivo e tornerà la corazzata degli ultimi sette anni. Pasito a pasito.

Gli altri non sono stati a guardare. Il Napoli sembra l’antagonista numero uno di Buffon e compagni, come visto nel preliminare di Champions con il Nizza. Pare infatti che Sarri, prima del match abbia detto ai suoi: “Bon Appétit”, tanto che Mertens e compagnia hanno sbranato la squadra di Snejider e Balotelli. No promises ai tifosi per l’Inter: Spalletti e gli acquisti viola di Borja Valero e Vecino non hanno fatto saltare sulla sdraio il popolo nerazzurro – anche a causa dello sfarzoso mercato dei cugini – ma c’è da dire che la rosa è competitiva e può puntare in alto grazie a un tecnico preparato e che, soprattutto, ha curato l’intera preparazione della squadra. Cosa che non era avvenuta l’anno passato con l’avvicendamento estivo tra Mancini e De Boer. Un pelino dietro vediamo la Roma: i giallorossi hanno perso Salah dal punto di vista tecnico, Totti da quello umano ed emotivo. Di Francesco è un allenatore che meritava di allenare una big e probabilmente era il più indicato a gestire una piazza come quella giallorossa, se non altro perché la conosce. Tuttavia c’è ancora tempo per giudicare. Siamo appena partiti adesso. Dall’altro lato del Tevere la Lazio si gode i suoi Happy Days dopo il trionfo sulla Juve: i biancocelesti continueranno a dar filo da torcere alle “solite”, merito di uno strepitoso Simone Inzaghi e di un Immobile in versione Zemanlandia.

E se gli arbitri dicono fidati ancora di me, la Serie A risponde con un vecchio tormentone: “Vorrei, ma non posso”. Ed ecco la Var il cui vero compito sarà quello di evitare i litigi tra gli amici di una vita, gli screzi tra padri e figli, le interminabili discussioni sui gruppi di WhatsApp. Saremo pronti? Forse solo per un po’. Quello di cui siamo sicuri è che siamo ancora qui ognuno ad aspettare la cosa più bella che ha: il pallone. Tu conmigo, yo contigo. 

Ed eccoci: riparte il campionato, si riaccendono le stelle!

Zhang va in Ferrari e gli interisti lo attaccano sui social

Periodo no per Steven Zheng. Il figlio del numero uno dell’Inter, probabile candidato alla presidenza dei nerazzurri è finito nel mirino dei tifosi. A far scatenare il finimondo però non è stata solo l’ennesima prestazione deludente di Icardi e compagni che ha definitivamente cancellato (o quasi) le speranze di qualificazione all’Europa League.

Quello che ha fatto alterare i tifosi dell’Inter è stato un post di Zhang che, su Instagram, ha deciso di pubblicare una foto dell’interno della sua Ferrari. Molti supporters si sono scatenati contro il nuovo proprietario con decine di commenti sgradevoli. 

Non è la prima volta che un componente della società nerazzurra ha questo tipo di problema. Qualche settimana fa era successo a Marcelo Brozovic che, dopo il derby sfumato nel finale, aveva condiviso una foto in cui appariva sorridente in una piscina con vista San Siro. Del rapporto burrascoso tra i tifosi dell’Inter e i social ne sa qualcosa anche il capitano Mauro Icardi: in autunno la biografia dell’argentino aveva suscitato malumore nella curva nerazzurra che lo aveva perfino a contestato apertamente a San Siro.

Donnarumma all’Inter: l’ultima magia di Mino Raiola

Dopo la Juventus, l’Inter. Secondo le continue indiscrezioni di mercato, sembra sempre più difficile che Gigio Donnarumma continui a vestire la maglia del Milan. Secondo quanto riporta il Corriere dello Sport di oggi, sembra che il procuratore del portiere rossonero, Mino Raiola, abbia offerto il giocatore all’Inter. Una notizia che ha fatto storcere il naso a moltissimi tifosi milanisti.

Eppure bisogna fare alcune considerazioni a mente fredda per capire se l’affare sia veramente possibile. Partiamo dal contratto di Donnarumma: il numero 99 milanista percepisce 160 mila euro all’anno e andrà in scadenza nel 2018. Come confermato nei giorni successivi al closing, la nuova proprietà ha posto il rinnovo del del portiere in cima all’elenco delle priorità del club per la prossima stagione. Attualmente, il suo valore di mercato si aggira intorno ai 20 milioni di euro ma considerata la giovane età e il rendimento di queste due stagioni, il prezzo di una sua eventuale cessione schizzerebbe intorno ai 50 milioni di euro. Una cifra folle per un portiere e che in Italia sembra accessibile solo a un club come la Juventus. Il perché è molto semplice: ad oggi, i bianconeri non avrebbero bisogno di ritoccare di molto la propria rosa se non con un qualche difensore di prospettiva che vada a ringiovanire un reparto arretrato leggermente in là con gli anni. L’unico ruolo su cui Agnelli potrebbe investire è proprio quello del portiere anche se Buffon ha intenzione di puntare al Mondiale e a quel punto bisognerebbe scegliere se relegare in panchina il capitano oppure il nuovo acquisto.

Per l’Inter acquistare Donnarumma sarebbe ancora più complicato, soprattutto se Zhang dovesse stanziare per il mercato lo stesso budget dello scorso anno. Per la sessione estiva 2016/17 i nerazzurri avevano messo a disposizione del club 100 milioni di euro: va da sé che lo sgarbo ai cugini rossoneri dimezzerebbe questo tesoretto. Difficile pensare che una squadra come l’Inter punti tutto sul portiere dopo l’ennesima stagione di transizione: se i nerazzurri vogliono tornare in Champions possono farlo anche con Handanovic, purché lo sloveno abbia davanti un undici competitivo.

Si spiega così che le voci sul futuro di Donnarumma non sono altro che l’ennesimo giochino di Mino Raiola. Il re dei procuratori sa come trarre profitto dai suoi assistiti meglio di chiunque altro e la pressione a mezzo stampa è uno dei trucchetti più efficaci per mettere pressione alla società che detiene il cartellino del suo calciatore. Dietro tutto questo c’è la volontà di Gigio di restare in rossonero, una volontà che però deve essere combinata a quella di guadagno del suo procuratore. I rossoneri avrebbero già pronto per il portiere un contratto da 3,5 milioni di euro a stagione con una clausola speciale per Raiola che potrebbe beneficiare di una percentuale sulla futura rivendita di Donnarumma, proprio come accaduto con il rinnovo di Pogba alla Juventus qualche anno fa. Insomma, almeno per adesso Donnarumma non dovrebbe muoversi da Milanello e Raiola dovrebbe restar tranquillo ancora per un po’ viste le cifre che percepirà con il rinnovo del giovanissimo talento del Milan.

Mauro: “Meglio la dialisi che l’Inter” e il web chiede il licenziamento

“Meglio fare la dialisi che vedere una partita dell’Inter”. È questa la frase dell’opinionista Sky Massimo Mauro che ha fatto insorgere il web. Nel corso del programma Sky calcio club, commentando le ultime uscite dei nerazzurri, l’ex centrocampista di Juve e Napoli ha detto: “Un mio amico interista di 80 anni, Cicillo, mi ha detto ‘è meglio fare la dialisi che guardare le partite dell’Inter’. E lui è sotto dialisi”. 

Qui il video:

Parole che non sono piaciute solo ai tifosi dell’Inter ma agli sportivi in generale e che hanno suscitato la reazione indignata di molti tifosi  sul web, che chiedono a gran voce il licenziamento.

Cinque analogie tra la Juve di Allegri e l’Inter del Triplete

Ormai ci siamo. La stagione della Juventus entra nel vivo, l’obiettivo è ovviamente la Champions League: un sogno che a Torino cullano da 21 anni. Adesso, più che mai, il desiderio è a portata di mano: vincere la Coppa dalle grandi orecchie si può, per diversi motivi. È vero, il Barcellona è alle spalle e bisogna tener d’occhio il Monaco, rivelazione di questa stagione europea ma allo stesso tempo non si può dimenticare come la gara del Camp Nou abbia dato una maggiore consapevolezza – semmai ce ne fosse bisogno – all’ambiente. E diciamocelo, il giovanissimo Monaco può aspettare.

Ecco perché con la strada verso Cardiff che sembra spianata, con tre quarti di Scudetto cuciti sul petto e una finale di Coppa Italia da Giocare, la Juventus ha la possibilità di accarezzare un altro sogno, ancor più grande: il Triplete. Una parola magica che, fino a oggi, è stata utilizzata solo dai tifosi dell’Inter che adesso però temono seriamente di veder eguagliato il loro record del 2010.


E in effetti, a pensarci bene, le analogie tra questa Juventus e quell’Inter con il passare dei mesi sono sempre di più. A partire dal modulo: l’Inter di Mourinho è passata alla storia per il suo 4-2-3-1, un modulo che in questa stagione la Juventus ha imparato a far suo. Ed è qui che troviamo già la seconda similitudine: questo tipo di disposizione tattica, sia per Mourinho sia per Allegri, ha costretto i due allenatori a dover destrutturare le convinzioni di due prime punte come Eto’o e Mandzukic. Entrambi si sono ritrovati catapultati in fascia dopo anni da padroni dell’area di rigore, spesso sacrificando la loro stessa lucidità sotto porta per delle sfiancanti coperture da terzini. 


Non fu facile per Eto’o, stella proveniente da un Barcellona che pur non essendo ancora quello del tiki taka era pur sempre una squadra dedita allo spettacolo. Non è stato facile neanche per Mandzukic: l’arrivo di Higuain avrebbe potuto relegarlo in panchina per l’intera stagione e invece il croato per bravura sua, e di Allegri, ha saputo reinventarsi nelle vesti di un combattente esterno di peso. Tutto per il bene delle squadra. E poi si dice che gli attaccanti sono egoisti.

Il miglior attacco, diceva qualcuno, è la difesa: lo sa bene questa Juventus che è arrivata con merito alle semifinali della maggior competizione europea con solo 2 gol subiti nella fase a girone. Nonostante la simile struttura difensiva, l’Inter del Triplete arrivò a giocarsi l’accesso alla finale di Madrid con un passivo di 7 reti. Numeri che dimostrano come il reparto arretrato su cui può far affidamento Allegri ha già superato il quartetto composto da Maicon, Lucio, Samuel e Chivu. Stesso discorso vale per il campionato: 34 le reti subite dalla rocciosa difesa del Triplete nerazzurro, contro le 20 incassate da Buffon grazie al muro italo-brasiliano formato da Dani Alves, Chiellini, Bonucci e Alex Sandro.

Dopo il modulo, la punta sacrificata, la difesa invalicabile, la quarta analogia tra l’Inter di Mou e la Juve di Allegri è nel capitano. A Buffon, come a Zanetti 7 anni fa, manca solo la Champions per mettere la ciliegina a una carriera che pochi possono vantare. Con Totti, che però ha già abbandonato il sogno europeo da un po’, il capitano bianconero può essere, e lo sarebbe di sicuro per molto, l’ultima bandiera del calcio italiano a sollevare il trofeo più importante. Gli dèi del calcio premiarono Zanetti e chissà che non permettano a Buffon di ripercorrere la stessa cavalcata trionfale. Perché sarebbe giusto così.


Infine la scaramanzia o, se preferite, la legge dei corsi e ricorsi storici. L’analogia maxima, in tal senso, è rappresentata dalla doppia sfida con il Barcellona. Come se per vincere la Champions, bisognasse chiedere il permesso ai marziani catalani. Oggi, come allora, Messi e compagnia hanno abdicato. Oggi come allora la regina delle remuntade, dopo aver incassato tre reti in Italia, non è riuscita a ribaltare il discorso qualificazione. E volendo essere pignoli c’è da dire anche che questa Juventus è riuscita a far meglio dell’Inter del Triplete nel doppio confronto con il Barça. I nerazzurri infatti vinsero 3-1 a San Siro e persero 1-0 al Camp Nou soffrendo fino al novantesimo per il gol (regolare) annullato a Bojan per il presunto fallo di mano di Keita. 

L’augurio per la Juventus, sempre da un punto di vista scaramantico, è quello di incontrare l’Atletico Madrid in finale. Infatti, se a Cardiff dovesse esserci una finale tra la squadra di Zidane e la vecchia signora, per i bianconeri rivivrebbero la stessa storia di due anni fa con Barcellona, Monaco e Real Madrid (anche se in ordine diverso) nelle ultime tre sfide del torneo. E tutti sappiamo come era andata a finire.

Pioli e la maledizione dei derby

Che il derby dell’ora di pranzo sia rimasto indigesto a Stefano Pioli non è una novità: Cristian Zapata al minuto numero 97 della gara di sabato non ha rovinato solo l’appetito al tecnico dell’Inter, ma l’intero periodo pasquale. Buttare così un derby equivale a perderlo e, come spesso avviene in questi casi, molti tifosi hanno imputato all’allenatore le colpe della clamorosa rimonta milanista. I cambi, giudicati troppo difensivi, e l’atteggiamento rinunciatario della squadra pesano sul cammino dell’Inter verso l’Europa. E pesano ancor di più sul futuro di Pioli. Continua a leggere “Pioli e la maledizione dei derby”