Conte chiede una fetta, ma vuole tutta la torta della Premier League

Simpatico siparietto in sala stampa per Antonio Conte. Il tecnico del Chelsea è stato protagonista di un episodio divertente con un giornalista che stava mangiando un pezzo di torta. Continua a leggere “Conte chiede una fetta, ma vuole tutta la torta della Premier League”

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“Segnò una tripletta da ubriaco”, Mavuba racconta l’ultima notte di Hazard al Lilla

Chi l’ha detto che l’alcol fa male agli atleti? È chiaro, stiamo scherzando. Eppure ci sono giocatori che non soffrono i postumi della sbornia, anzi. La storia ci ha consegnato fior fiori di calciatori in grado di riuscire a mantenere altissime le prestazioni malgrado conducessero una vita sregolata al di fuori del campo. Continua a leggere ““Segnò una tripletta da ubriaco”, Mavuba racconta l’ultima notte di Hazard al Lilla”

Ecco perchè Conte preferisce Dolce & Gabbana ad Armani

«Armani? No, Dolce & Gabbana». Parola di Antonio Conte. Il tecnico italiano dopo l’undicesimo successo di fila ottenuto in casa del Crystal Palace ha risposto così a chi gli chiedeva se fosse l’Armani degli allenatori. Eppure, oltre allo scherzo, si può provare a interpretare quella frase. E Calcio&Gabbana è il luogo adatto per per provare a dare un colore a quelle dichiarazioni. Continua a leggere “Ecco perchè Conte preferisce Dolce & Gabbana ad Armani”

Lo scandalo della pedofilia travolge anche il Chelsea di Conte

Dopo Football Leaks, un altro scandalo potrebbe abbattersi sul calcio internazionale. Stavolta non si tratta di denaro nascosto al fisco o di strane clausole come quella dei domestici di Ronaldo. Continua a leggere “Lo scandalo della pedofilia travolge anche il Chelsea di Conte”

Hillary vs Trump come Milan-Liverpool: tutti i meme del calcio sulle presidenziali americane

Era una vittoria annunciata. Poi la rimonta. La sorpresa. Hillary era in vantaggio, era già sulla poltrona della White House. Le partite però si giocano fino al 90′, ma se sono finali anche oltre. Se abbassi la concentrazione e il tuo avversario è uno che non molla mai rischi di perdere lo stesso. Infatti, ha vinto Trump

Le elezioni americane sono andate esattamente come Milan-Liverpool, finale di Champions League del 25 maggio  2005. Hillary, come i rossoneri, conduceva la gara per 3-0 alla fine del primo tempo. Già si vedeva al posto di Obama, che di assist in questi mesi gliene ha dati in abbondanza. Il ciuffo rossiccio di Trump, però, ha giocato come il Liverpool. Senza arrendersi fino alla fine: 3-3 e poi la gloria. E ha trionfato senza sapere bene come sia andata. 


Se qualcuno non crede a quello che si è appena letto, eccone la prova: era il 26 ottobre scorso, sul suo profilo Twitter la candidata democratica nel giorno del suo compleanno, faceva gli auguri “al futuro presidente“, postando una sua foto da bambina.

La politica, infatti, è esattamente come il calcio: sa essere spietata e, soprattutto, sono le uniche scienze non esatte in cui i pronostici possono non essere rispettati. Ecco perché il mondo della rete ci ha offerto diversi spunti per trovare altri divertenti paragoni sulle presidenziali statunitensi. Perché se siete giù per la vittoria di Trump, non potete far più niente. Proviamo a strapparvi un sorriso con queste simpatiche vignette che accostano la sfida finali ai momenti più ‘brutali’ della storia del calcio. Così come la sconfitta della Clinton. Molte, chissà perché, attingono a fatti di casa nostra.


28 maggio 2003. La Juventus favorita perde la finale di Champions ai rigori con il Milan. Hillary in versione Del Piero, sfila rassegnata davanti alla Coppa che ha la faccia soddisfatta del magnate newyorkese.


In quella finale Shevchenko decise la sfida siglando l’ultimo rigore, spiazzando Buffon. È andata alla stessa maniera: il tycoon ha spiazzato l’ex First Lady. E il mondo intero.


In semifinale la Juve annientò il Real Madrid ma perse per squalifica una pedina fondamentale come Pavel Nedved che fu squalificato in semifinale e non potè partecipare alla finale contro il Milan. Ancora una volta il calcio ci offre un pallone da spingere in rete a porta vuota. L’hashtag sfottó dei milanisti #seceranedved diventa per i democratici #secerasanders. Sia Nedved che Sanders, infatti, non hanno potuto giocarsi il duello decisivo. Chissà come sarebbero cambiate le cose con loro due in campo…

Stavolta è la Juve a beneficare del risultato, ma i volti dei candidati vestono la maglia opposta. La delusione di Hillary è pari a quella di Muntari dopo essersi visto non convalidare il gol più regolare della storia.


Ancora Milan-Juve: Hillary Pjanic esulta per il vantaggio. Quel gol verrà poi annullato. Non ci sentiamo però di dire che il gol di Locatelli vale Trump. Sarebbe troppo per quel bravo ragazzo.


L’ultima immagine ‘italiana’ sulle elezioni è il gol di Inzaghi nel mondiale 2006 contro la Repubblica Ceca. Hillary qui veste i panni di Simone Barone che si fa oltre 40 metri di campo per segnare a porta vuota. Ma quel rapace di Donald Inzaghi non gliela darà mai, segnando lui il gol del 2-0.


Ci spostiamo dall’Italia all’Inghilterra. Era il 27 aprile 2014, dal 1990 il Liverpool si gioca finalmente la possibilità di tornare campione in Premier League. Peccato che Gerrard, Capitano e cuore dei Reds, commetta uno degli errori più incredibili mai ricordati dal calcio britannico. L’inglese infatti commette uno scivolone che regala a Demba Ba, attaccante di scorta del Chelsea, il pallone del vantaggio. Una papera che gli costerà il campionato. Qui li vediamo nei panni di Hillary e Trump. La curiosità divertente è che mai avremmo pensato di vedere i due candidati presidenti a colori inverti. Rosso e blu, infatti, oltre ad essere associati a Liverpool e Chelsea sono anche stati usati, al contrario, per rappresentare i due contendenti alla Casa Bianca.


A proposito di scivoloni famosi. Apriamo una parentesi extracalcistica perché  non possiamo ricordare quelli clamorosi che portarono alla vittoria olimpica di Steven Bradbury, medaglia d’oro nella specialità dello Short Track di pattinaggio alle Olimpiadi Invernali di Salt Lake City nel 2012. Qui è Trump ad avviarsi solo al traguardo, mentre Hillary a terra non può far altro che guardare sfilargli davanti il suo avversario.


La vittoria nelle presidenziali americane garantisce un mandato di quattro anni al nuovo Capo di Stato. Proprio come chi vince il Mondiale. Ecco perché Hillary deve essersi sentita come Higuain, dopo il gol annullato nella Finale della Coppa del Mondo del 2014 contro la Germania.


E poi, come in tutte le elezioni, c’è il nome che non ti aspetti. Si è parlato tanto del fatto che in queste elezioni americane la scelta dell’elettorato sarebbe stata caratterizzata dal criterio “votiamo il meno peggio”. Eppure c’è stato chi ha avuto un’idea originale individuando un candidato migliore di quelli a disposizione: Lionel Messi.


La vittoria di Trump a molti fa paura per i giochi di alleanze che il nuovo Presidente potrà instaurare nei rapporti internazionali. Sono previsti scenari di tutti i tipi. Ed ecco che l’accostamento con Putin e Berlusconi fa più paura del tridente del Barcellona Messi-Suarez-Neymar.


Piaccia o non piaccia, alla fine ha vinto Trump. L’unica speranza che resta è che tra le tante promesse fatte dal magnate dal ciuffo più brutto d’America sia quella di abolire il 65,5 al fantacalcio.

Mou fa la predica a Conte, ma il galateo non è roba sua

Un’esultanza poco british. E Mourinho si infuria. A a far perdere le staffe al tecnico del Manchester United è stata l’esplosione di gioia di Antonio Conte dopo il 4-0 rifilato dal suo Chelsea proprio ai Red Devils dello Special One. 


Un urlo liberatorio, carico di grinta. Nulla di nuovo per chi conosce Conte. Sia con la Juve, sia in Nazionale il tecnico salentino ci ha abituato a siparietti del genere. Non stiamo parlando di un gesto trascendentale: chi vince, giustamente, esulta. Di parere opposto è stato invece Josè Mourinho che al termine della gara si è avvicinato al suo avversario per ricordargli che esultare così dopo un risultato così rotondo è poco elegante.


Da quale pulpito viene la predica? Un pensiero che sarebbe stato quasi condivisibile, se non fosse stato elaborato dalla malvagia mente di Mou. Uno che con il galateo e le buone maniere non è mai andato andato troppo d’accordo. Basta infatti riavvolgere il nastro del tempo per ricordarsi che l’ex allenatore dell’Inter non è mai stato un santo sulle panchine d’Europa. Giusto per rinfrescare la memoria: Champions League 2003-2004, il Porto di Mourinho elimina il Manchester United a domicilio e il portoghese provoca la curva di Old Trafford andando ad esultare alla maniera dell’idolo locale, Wayne Rooney. E ancora, nell’anno del Triplete, come dimenticare il gesto delle manette rivolte alla terna arbitrale diretta da Tagliavento dopo le espulsioni di Cordoba e Samuel in una gara contro la Sampdoria. Per non parlare di quando, ai tempi del Real Madrid, infilò un dito nell’occhio di Tito Vilanova al termine di una Supercoppa di Spagna, stravinta dal Barcellona.


Insomma, se proprio qualcuno doveva fare la morale all’allenatore del Chelsea  sul perché e sul percome esultare, possiamo dire che Mou non è il più indicato. Il solito tentativo mediatico per difendere la squadra che vive un momento difficile? Forse, ma anche se Conte non avrà l’aplomb serafico di Ranieri, esultando non ha mancato di rispetto a nessuno. Alla fine della fiera, anche stavolta la vecchia volpe di Setubal ha predicato bene dopo aver razzolato male. Questione di stile.


Bisogna saper perdere, cantavano i The Rocks alla fine degli anni ’60. Un consiglio che ci sentiamo di dare al tecnico dello United, anche perché se i risultati sono questi non potrà far altrimenti.

di Daniele Polidoro

@PolidoroDaniele

Calcio&Tatoo: la passione vive sulla pelle

Sciarpa, maglietta e bandiera a volte non bastano. Per gli ultras il calcio si vive sulla pelle. Letteralmente. Ecco perché sono sempre di più i tifosi di tutto il mondo che, superando la fobia dell’ago, decidono di tatuarsi per giurare amore eterno alla propria squadra del cuore.

Ne esistono di tutti i tipi e dimensioni. Piccoli, grandi, fatti bene o male: non importa. C’è chi decide di disegnare sul proprio corpo lo stemma del proprio club andando sul sicuro e chi, invece, “rischia” la figuraccia. Di esempi ce ne sono tantissimi e molti sono diventati virali. L’esempio più recente? Quello di questo tifoso, e come lui ce ne sono tantissimi, che ha deciso di tatuarsi la rovesciata di Higuain che ha sancito il record assoluto dei gol segnati in serie A. Un momento storico che meritava di essere impresso sulla pelle. Col senno di poi è facile dire che sarebbe stato sufficiente imprimere quel gol solo nella memoria, visto il drammatico passaggio alla Juventus del Pipita che è costato ai tifosi partenopei non pochi sberleffi sui social.

higuain-tatoA consolare questo tifoso è venuta in soccorso una nota azienda leader nel settore dei macchinari per la rimozione dei tatuaggi. La Syneron-Candela Italia nei giorni successivi al trasferimento in bianconero di Higuain aveva fatto sapere di essere disposta ad “eliminare quella delusione” gratuitamente al tifoso napoletano con un post pubblicato sul profilo facebook ufficiale.

cityUn’idea originale per farsi pubblicità. Almeno in Italia. Già perché lo scorso anno anno qualcosa di simile era capitata ad un tifoso del Manchester City che aveva sulla schiena una specie di gigantografia dello stemma dell’attuale squadra di Guardiola. Gli inglesi però proprio nella scorsa stagione ha deciso di effettuare un restyling del proprio logo del, rifacendosi ad un’immagine molto più simile a quella della fondazione del club. È stata la stessa società a contattare l’uomo offrendogli il pagamento per la rimozione del suo tatuaggio. Decisamente meno fortunato è stato un suo collega di curva che nel 2011, diversi mesi prima della finale di Wembley, si era tatuato city-2sul braccio sempre lo stemma del City con la scritta Manchester City – Champions League Winners. Una scelta azzardata che non portò fortuna: quella coppa andó al Barcellona, rischiando di finire addirittura nelle mani degli eterni rivali del Manchester United. Sarebbe stato davvero un terribile scherzo del destino.

Ci sono anche quelli che provano ad emulare i propri campioni copiandone nei dettagli tatuaggio e posizione dello stessi (vedi caviglia alla De Rossi); c’è invece chi il proprio idolo preferisce farselo disegnare addosso per portarlo sempre con sè (su tutti spiccano Totti e Maradona), e chi usa il tatoo per celebrare una vittoria storica o un’immagine simbolo magari legata ad un ricordo della prima volta allo stadio, come  potrebbe essere stata per il proprietario del tatuaggio in cui è rappresentato il celebre colpo di testa di Hateley su Collovati.

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E poi ci sono quelli comici. Un po’ per la mano sbadata di chi li ha realizzati, un po’ perché il fisico dei tatuati non si presta essattamente al ruolo di tela umana. Chissà se John Terry e Frank Lampard sanno di essere stati rappresentati sul pancione da birra di questo tifoso del Chelsea. chels

Se poi il calcio non è il vostro sport preferito, potete sempre decidere di dedicarvi alla pallacanestro…

 

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