Dedica confusa di Insigne: mostra la maglia di Zielinski al posto di quella di Milik

Curioso scambio di persona dopo il gol di Insigne in Napoli-Feyenoord: il fantasista del Napoli avrebbe voluto esultare mostrando la maglia di Arkadiusz Milik ma qualcosa è andato storto.

Al posto della maglia dell’attaccante operatosi proprio in questi giorni per un nuovo infortunio al legamento crociato, Insigne ha mostrato la maglia di Zienliski che però è sano come un pesce.

Se Milik si sarà fatto una bella risata davanti alla TV, Zielinski invece avrà fatto gli scongiuri…

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“Questo non è un gioco”, Guardiola e Il derbi del referendum: ecco perché lo sport catalano vota Sí

Montilivi voterà per l’indipendenza. Così come Girona. Il derby con il Barcellona di sabato sera, è stato ribattezzato in “Il derby del referendum”. La rivalità tra le due compagini in campo era talmente inesistente, che la partita vinta in scioltezza dalla squadra di Valverde, si è trasformata in uno spot per il voto dell’1-O, come lo chiamano in Spagna. Una sigla che c’entra poco con il calcio: non si tratta infatti di un risultato come si potrebbe credere in apparenza, ma dell’abbrevazione della data “1 di ottobre”. Così come avvenuto al Camp Nou in Champions, nella prima uscita europea del Barcellona, anche sabato allo stadio del Girona il calcio è stato “sfruttato” per fare propaganda politica. “No ens ho impediraan, vota!” (“Non ce lo impediranno, vota!”). Questo era il messaggio che ha accolto i tifosi che si dirigevano all’impianto sportiva subito dopo esser entrati nella città indipendentista. Nelle ultime elezioni generali, quelle in cui i partiti sovranisti, Esquerra Republicana e quello che era ancora noto con il nome di Convergenza Democratica de Catalunya, riuscirono a trovare ulteriori consensi nelle province di Barcellona e Tarragona, feudi in cui si era imposto En Comú Podem. A Girona e Lleida l’indipendenza ha continuato a salire. Nella capitale di Girona, per essere più concreti, Esquerra, in coalizione con Catalunya Sì, ha raggiunto i 10.415 voti. Convergència ne ha ottenuti 9.208. La terza forza, con 6.949, è rimasta ad una grande distanza.


A Girona si scommette fortemente sull’ideale indipendentista. Ci si scommette talmente tanto che, a volte, il ruolo di queste elezioni viene camuffato e “giustificato” con un pretesto: quello di avere il diritto di poter decidere. Il centro città è “impacchettato” da volantini e striscioni di propaganda a favore del referendum. L’unica scelta, da quelle parti, è una e una soltato: un Sì in condizionato. “Ho una possibilità sola di votare e non avrò paura di sfruttarla”, dice un ragazzo in uno dei manifesti.

La estelada, la bandiera tipica della Catalogna, è stata la più utilizzata nel derbi català. Perchè il calcio, ancora una volta diventa motivo di unione, stavolta politica. Attorno al Montilivi i volontari di ANC sponsorizzavano il referendum, proprio come fatto al Camp Nou prima di Barcellona-Juventus. Sugli spalti, tra i volantini colorati con il Sì ben evidente al centro e annunciato dagli altoparlanti dello stadio, un’ovazione accoglie Carles Puigdemont l’ex sindaco di Girona, oggi presidente della Generalitat catalana. Scemati gli applausi, risuona l’inno di Catalunya, “Els Segadors” e sulle sue ultime note risuona il coro: “Votarem“. Non c’è bisogno di altre traduzioni. E se qualcuno non avesse ancora capito bene dove si trovi, sulla facciata della facoltà di Scienze nel campus universtario di Girona c’è un messaggio a ricordaglielo: “Welcome to the Catalan Republic”. Lo stesso che copriva metà della curva del Camp Nou neanche due settimane fa e che aveva messo in imbarazzo il presidente bianconero Andrea Agnelli di fianco al suo “collega” Bartomeu.


“Esport pel Sí”, il manifesto degli sportivi catalani – La verità è che in Catalogna questa cosa del referendum l’hanno presa molto sul serio anche gli sportivi. La voglia di separatismo ha talmente influenzato tutti, che anche i protagonisti del “gioco di squadra” e dell'”insieme si vince” hanno deciso di voler continuare da soli. Il tutto è anche ufficializzato da un sito internet ad hoc: “Esport pel Sí“. Il messaggio è chiaro ed è ben spiegato nel manifesto presente nella homepage: “Lo sport catalano vincerà grazie al tuo sì”. A sostegno di quanto dicono, c’è anche uno studio economico. Secondo il manifesto catalano lo sport riceverà grandi benefici dall’indipendenza: calcolano che, se la separazione dovesse verificarsi, lo sport riceverebbe una crescita di quasi 90 milioni di euro e oltre 700 posti di lavoro nel giro di tre o quattro anni. Aumenterà anche il numero di atleti catalani che parteciperanno alle Olimpiadi: “Dai 98 attuali ai 129/149 sportivi che, nel medio periodo, potranno aspirare a ottenere tra le 8 e le 9 medaglie“, si legge. E se la Federnuoto catalana sarà la Federazione con l’unico bilancio “leggermente” negativo, i catalani si potranno rifare ovviamente con il calcio che vedrà crescere gli introiti del 72%, seguita da pallacanestro e tennis. Tutto ciò, ovviamente, sarà gestito dal COC: il Comitato Olimpico Catalano. E così nel video spot del sito figurano molti famosi sportivi: la doppia medaglia d’argento olimpica, Natalia Vía-Dufresne, è il volto più riconoscibile in una campagna che vede oltre a tecnici come Anna Tarrés (sincronizzato) o Salva Maldonado (basket), anche ex atleti come Sergi Ten (beach volley) o Marta Vilajosana (ciclismo).

Lo spot di Guardiola – Tra i più attivi sostenitori del Sí nel referendum del primo ottobre in Catalogna c’è sicuramente Pep Guardiola. L’allenatore del Manchester City sta seguendo attentamente le vicende della sua terra continuando a inviare messaggi favorevoli all’indipendenza: “Mi sembra che la cosa più importante – spiega Guardiola – è applicare la democrazia quando un popolo chiede di votare. I desideri e le speranze dei catalani del ventunesimo secolo sono diversi da quelli del secolo scorso, soprattutto dopo la dittatura franchista”.

Il tecnico catalano, piú volte interpellato dai giornalisti sull’argomento, utilizza spesso il paragaone con il caso della Scozia del settembre 2014: “La gente non sta chiedendo l’indipendenza, ma solo di andare a votare. La stessa cosa che fecero gli scozzesi con l’Inghilterra. Niente di piú. Dicono che è la legge, ma le leggi fanno altre leggi e le leggi cambiano le altre leggi in modo che queste leggi possano adattarsi meglio alle nuove società. Non è poi così difficile”.

L’ex allenatore del Barcellona, per ribadire questi concetti, ha anche prestato il volto alla campagna dell’Assemblea Nacional Catalana (ANC) per rivendicare il diritto al voto per i suoi concittadini. In un video distribuito dall’assocazione indipendentista, Guardiola chiede alle istituzioni di far votare la sua gente.

 

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“Welcome to the Catalan Republic”: ecco la propaganda del Camp Nou

La festa del Camp Nou di ieri sera non è stata solo una festa del calcio e neanche l’ennesimo show di Leo Messi, uno dei tre più grandi di sempre. Quello che abbiamo visto ieri sera a Barcellona non capita spesso fuori e dentro un campo di calcio. Quante volte infatti, nella storia recente di questo sport, dentro e fuori uno stadio si è parlato di politica? Certo, le curve italiane sono storicamente legate a questa o a quella ideologia ma sempre meno si esprimono in maniera così decisa e unita attorno a un campo di calcio. 
Abbiamo provato a rivedere la partita di ieri con un altro occhio, quello di chi non si fa abbagliare dalle magie di Messi e che mette da parte lo sfottò. Sì, perchè ieri a Barcellona si è parlato ancora una volta di indipendenza con una propaganda che è iniziata già dalle 18.30, quando i primi sostenitori del separatismo catalano si sono radunati agli ingressi del Camp Nou per distribuire i volantini del “Si definitiu”, il Sì definitivo da scrivere sulle schede del referendum del primo ottobre, quando (teoricamente) il popolo di Catalunya sarà chiamato a votare per decidere se diventare uno stato autonomo, al di fuori del territorio spagnolo.

Apparentemente la situazione sembra essere molto equilibrata: se è vero che molti sono i favorevoli alla separazione, c’è da dire che altrettanti sono quelli che vorrebbero restare legati alla Spagna. Anche se le immagini del Camp Nou mostravano tutt’altro. Ieri il calcio è stato “sfruttato” per veicolare un messaggio politico ben preciso: “Indipendenza!”. Molti si saranno accorti degli striscioni apparsi nella curva blaugrana a ridosso del fischio iniziale del match, quelli che volevano dare un messaggio alla Spagna e all’Europa: “Benvenuti nella Repubblica Catalana”, un messaggio da far passare attraverso le telecamere della Champions League, la più importante manifestazione sportiva dopo i mondiali di calcio.

Una competizione che rappresenta l’Europa, un’Europa dove si cerca di unire più che dividere. Ed è forse proprio per questo motivo che all’ingresso in campo l’inno della Champions League è stato fischiato come si fa quando si gioca contro un rivale difficile da battere o contro un acerrimo nemico. Chissà come sarebbe la Champions League senza il Barcellona, sicuramente meno spettacolare. Anche se non è proprio sicuro che i vari Messi, Suarez, Dembelè e via dicendo continuerebbero a vestire la maglia blaugrana, senza la Champions League.

La sintesi della serata la si può riassumere nel siparietto tra il presidente del Barcellona Josep Maria Bartomeu e il suo “collega” juventino Andrea Agnelli che, sorpreso da quegli striscioni ha chiesto al numero uno catalano una spiegazione. Come a dire: “Perché allo stadio ci sono questi messaggi?”. Sembra stranissimo, ma è così: stavolta siamo noi a stupirci degli altri. La risposta di Bartomeu forse è stata ancor più imbarazzante: “Welcome to the Catalan Republic”, ha sussurrato il presidente ad Agnelli che non ha potuto far a meno di nascondere sotto i baffi, o meglio la barba, una risata a denti stretti. Forse non aveva ancora smaltito l’euforia della Díada, il giorno della festa di Catalunya. Fatto sta che davanti alle telecamere, Bartomeu non è stato altrettanto spavaldo: “Noi come club, non ce la sentiamo di prendere una posizione”. Ecco, speriamo che tra quindici giorni i catalani facciano un passio indietro alla stessa maniera. 

Atene, dieci anni dopo: il vecchio Milan celebra l’ultimo trionfo

Una rimpatriata per celebrare il trionfo di dieci anni fa. Il 23 maggio 2007 il Milan conquistava la settima Champions League della sua storia battendo il Liverpool nella finale di Atene e, oggi, i campioni di allora si sono ritrovati per celebrare quel successo che aveva fatto del Milan di Berlusconi il club più titolato al mondo.

Molte cose sono cambiate da allora, a partire dalla proprietà passata in mano ai cinesi. Banale sottolineare come anche la squadra non sia più quella di una volta: basti pensare ai festeggiamenti di domenica a San Siro non erano per un trofeo, ma per un agognato ritorno in Europa. Altri tempi. 

Eppure il Milan di oggi prova a tenere saldo il filo tra passato e presente: nel pomeriggio, a Casa Milan, Fassone ha simbolicamente consegnato la Champions di Atene a Massimo Ambrosini, uomo squadra di quella squadra incredibile. Non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello umano. Quella rosa vinse anche grazie a un grande gruppo che era riuscito a superare momenti difficilissimi in quella stagione, partita con lo scandalo calciopoli e conclusa sul tetto d’Europa dopo aver superato gli ostacoli di Bayern Monaco e Manchester United e sconfitto lo spauracchio Liverpool.

Un gruppo indissolubile, ancora oggi unito più che mai. Lo dimostrano le immagine viste sui canali social di alcuni di quei campioni. Da Maldini a Gattuso, passando per Oddo, Favalli e Seedorf. Fino ad arrivare a Kakà, l’eroe di quella Champions con le sue magie. I suoi ex compagni lo hanno videochiamato (visto che è in America, a Orlando) per fare due chiacchiere e rivivere quei momenti indimenticabili suscitando nei tifosi rossoneri non poca nostalgia. Come non capirli d’altronde, vederli dagli spalti, ma da dietro lo schermo di uno smartphone non dev’essere proprio la stessa cosa.

Bonucci, in barba alla scaramanzia: ecco la maglia celebrativa di Cardiff

Scaramanzia? No, grazie. La Juventus dopo la vittoria della terza Coppa Italia di fila (record assoluto), è pronta al grande slam. Domenica i bianconeri avranno con il Crotone il secondo match point stagionale per cucirsi sul petto il sesto scudetto consecutivo che, per inciso, sancirebbe un altro record.

L’attesa più grande però è per la finalissima del 3 giugno, quando a Cardiff i bianconeri si giocheranno la Champions League contro il Real Madrid. Per l’occasione Leonardo Bonucci è diventato stilista per un giorno: il difensore ha infatti realizzato una t-shirt dedicata proprio alla finale europea. 

“Fino a Cardiff” si legge sulla maglietta ideata dal campione bianconero. Frase mutuata dal motto della Juve: “Fino alla fine”. Poi una sorta di serigrafia dello stesso Bonucci, raffigurato nella sua esultanza preferita, quella in cui fa il gesto di sciacquarsi la bocca. Questa speciale linea, “limited edition” è stata lanciata proprio da Bonucci su Instagram, insieme a un altro messaggio chiaro sulla sfida a Ronaldo e compagni: “Tutto è possibile, se ci credi”.

Champions, si torna al passato: a Cardiff premiazione in campo

La Coppa torna in campo. Dalla finale del prossimo 3 giugno, tra Juventus e Real Madrid, la premiazione non avverrà più in tribuna come accaduto negli ultimi anni. Lo ha confermato il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin. Il numero uno del più importante ente calcistico europeo ha decretato il ritorno al passato decidendo che già dalle prossime finali il trofeo verrà consegnato ai giocatori direttamente sul campo su una pedana allestita dopo il fischio finale. “Il campo è il palcoscenico dei giocatori, è giusto che siano celebrati lì” ha spiegato Ceferin.

“Il messaggio – ha continuato Ceferin – è anche che i dirigenti dovranno scendere dalle loro tribune verso il campo e rendere omaggio ai giocatori porgendo loro il trofeo e le medaglie sul campo sul quale si è giocato”. 

La prima occasione per questo revival sarà già il prossimo 24 maggio a Stoccolma per la finale tra Ajax e Manchester United valevole per l’Europa League, poi il 1 giugno a Cardiff per la finale di Champions League femminile e infine il 3 giugno al Millennium Stadium di Cardiff per la finalissima di Champions tra Juventus e Real Madrid. L’ultima squadra premiata in campo dopo la vittoria della Champions è stata il Barcellona, nel 2006, a Parigi. L’anno successivo, ad Atene, Paolo Maldini fu il primo capitano a sollevare la Coppa dalle grandi orecchie in tribuna secondo il nuovo cerimoniale.

“It’s time to reload” così la Juve risponde alle provocazioni social del Barça

“Centomila persone ci aspettano. Guardarli negli occhi. Finire il lavoro”. Con un video motivazionale la Juventus si dà la carica in vista del ritorno dei quarti di finale di Champions League.

Dopo le “provocazioni” social arrivate ieri dal profilo Twitter dei catalani, dove si ricordavano le ultime goleade e le storiche rimonte dei blaugrana, la la Juventus ha voluto “rispondere” con una clip di 54 secondi, rigorosamente in bianco e nero.

Le immagini migliori della stagione degli uomini di Allegri scorrono fino alla fine, per poi tornare indietro: “It’s time to reload”, è tempo di riavvolgere il nastro. C’è la consapevolezza che il discorso qualificazione non può essere considerato chiuso con questo Barcellona ed ecco perché bisogna ripartire da zero, come se allo Stadium non si fosse giocata la partita dell’anno, come se quel 3-0 non fosse reale.

Un video che fa il suo effetto e che, sicuramente, avranno visto anche a Barcellona dove – siamo sicuri – un po’ di timore l’avrà suscitato in Messi e compagni. Soprattutto sul finale, quando arriva lo “spauracchio” degli spagnoli: Paulo Dybala.

Terzo tempo anticipato

Il bello del calcio è che il terzo tempo può avvenire prima della partita stessa. È successo ieri a Dortmund, dopo le tre esplosioni che hanno visto coinvolto il pullman del Borussia Dortmund e impedito alla squadra di arrivare al Signal Iduna Park dove si sarebbe dovuta giocare l’andata dei quarti di finale di Champions League.

Quasi un’anomalia vedere calciatori spaventati da un ordigno. Uno di loro, Marc Bartra, è rimasto anche ferito dalle schegge di vetro che gli sono arrivate addosso dopo l’esplosione. A qualche kilometro del pullman, ignari di tutto, la tifoseria del Borussia Dortmund – una delle più calde d’Europa – si preparava ad accogliere i propri beniamini. Ad un certo punto lo speaker dello stadio racconta quello che è successo al pubblico: la partita non si giocherà.

Ed ecco, che nel mare giallonero, attonito da quanto accaduto, si alza un coro dall’unica sezione degli spalti con le maglie biancorosse. Sono i tifosi del Monaco, che intonano un “Dortmund, Dortmund” che rompe il silenzio causato dallo choc. 

Ed ecco che la risposta non si è fatta attendere. I sostenitori del Dortmund hanno deciso di aprire le porte delle loro case ai tifosi del Monaco e poter permettere loro di vedere la partita rinviata a oggi pomeriggio.

Allo stadio, i tifosi del Borussia hanno incitato il coro: “Unser Haus ist Ihr Zuhause” ovvero, “La nostra casa è la vostra casa”. Successivamente su Twitter hanno fatto partire l’hashtag #bedforawayfans.

Napoli, con il Real un rilevatore di decibel per misurare l’urlo del San Paolo

Un urlo per far tremare il Real, o almeno provarci. Quel che è certo è che stasera a tremare sarà il San Paolo. Per la partita di ritorno degli ottavi di finale di Champions League, l’urlo “The Champions”, quello dell’inno della competizione, sarà registrato “con un rilevatore di decibel che certificherà l’intensità dell’urlo. Un modo – scrive il Napoli sul sito – per evidenziare il calore che solo il San Paolo sa offrire”. Continua a leggere “Napoli, con il Real un rilevatore di decibel per misurare l’urlo del San Paolo”

Il Bayern sfotte l’Arsenal su Twitter e i tifosi inglesi vendono i biglietti

La manita del Bayern Monaco sull’Arsenal in Champions League  è passata quasi inosservata. Negli ultimi anni le due squadre non fanno che affrontarsi e il primo confronto di questa stagione si è rivelato di nuovo drammatico per gli inglesi. La squadra di Carlo Ancelotti ha stravinto per 5-1 e ipotecando un posto ai quarti. Un risultato che ha messo di buon umore tutti in Germania, anche gli amministratori della pagina Twitter del Bayern Monaco che lanciano: “Same again next year?” (il prossimo anno sarà ancora così?). Continua a leggere “Il Bayern sfotte l’Arsenal su Twitter e i tifosi inglesi vendono i biglietti”