E Mourinho sbarca anche su Google Maps

Probabilmente da quel 22 maggio 2010 anche i tifosi dell’Inter non avevano fatto altro che pensarci. E forse a José Mourinho non avrebbero dedicato solo una strada, ma un intero quartiere. Per adesso, però, lo Special One dovrà accontentarsi della via che porta il suo nome.

A Setubal è stata inaugurata dalla sindaca Maria das Dores Meira la Avenida José Mourinho: quasi un kilometro e mezzo di strada sul lungomare della cittadina che ha dato i natali al tecnico portoghese del Manchester United.

Significativa è stata la scelta della prima cittadina: quella via infatti il nome ce l’aveva già ed era Rua da Saude, ma la Meira ha deciso che i 22 trofei internazionali vinto da Mou erano sufficienti per ribattezzare quel tratto con il nome dell’allenatore. Quindi se dovreste trovare il suo nome tra i suggerimenti di Google Maps, non disinstallate l’App, non è impazzisca: se vi trovate nei pressi di Avenida Mourinho, significa che siete a Setubal!

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“Ecco perché abbiamo giocato con la bandiera spagnola”

Sono stati gli attori non protagonisti della settima giornata di Liga, anche se molti non se ne sono resi conto. Nella giornata del referendum catalano mentre gli occhi del mondo del calcio rimanevano incantanti a guardare i seggiolini vuoti del Camp Nou, a molti sfuggiva un piccolo dettaglio presente sulla maglia de Las Palmas. La squadra delle Isole Canarie è già passata alla storia della letteratura calcistica, e non solo perché il calendario ha voluto che fosse la sfidante del Barcellona proprio nel giorno del voto sull’indipendenza. Quello che ha colpito di questa squadra, e che ha fatto discutere in Spagna, è stata la scelta di vestire una maglia speciale per l’occssione: nel giorno del referendum catalano, in quello che sarebbe stato un Camp Nou tappezzato da Senyeras (la biandiera catalana a strisce gialle e rosse) e in un trionfo di cori indipendentisti, prima dopo e durante il minuto 17.14. Sì, perché il Las Palmas si è presentato a Barcellona con una piccola toppa raffigurante la bandiera spagnola cucita sul petto. Il presidente Miguel Ángel Ramírez, non era al Camp Nou per motivi personali, ma a poche ore dal triplice fischio aveva già un quadro completo della situazione. A raccontargli quanto accaduto allo stadio la sua dirigenza, seduta nella tribuna del Camp Nou in una giornata decisamente fuori dal comune. Ramírez ha saputo anche della bandiera e, benché non ce ne fosse bisogno, ha comunque voluto spiegare il perché la sua squadra abbia deciso di portare sul petto la bandiera di Spagna.

“È stata una situazione difficile – dice in un’intervista a El Mundo – ma abbiamo voluto pensare anche a quei catalani di cui non si parla, quelli che vogliono continuare a essere catalani sì, ma anche spagnoli”. Un pensiero, dunque, a tutte quelle persone che non vogliono la creazione della Repubblica Catalana ma comunque restando alla larga da accostamenti politici: “Il Barcellona sì, ha deciso di avvicinarsi alla politica indipendentista e non ha motivo di andare contro i suoi stessi interessi. Per quanto ci riguarda, invece, c’è da dire che noi non portiamo mai la bandiera spagnola sulla maglia – spiega – e proprio per questo ci tengo a sottolineare che non si è trattato di una scelta politica. Volevamo far sentire la nostra vicinanza a tutti coloro con cui condividiamo l’amore per quella bandiera. Non capita spesso di vedere una situazione come quella che si è verificata domenica ma bisogna riconoscere a Bartomeu la scelta di giocare nonostante le forti pressioni ricevute”.
Ramírez non vuol sentir parlare di referendum: “A me non compete entrare in queste decisioni, né tantomeno posso permettermi di dire se fosse giusto o sbagliato che si votasse – afferma – quello che sicuramente posso dire invece è che la nostra decisione non voleva essere una provocazione di alcun genere. Nessuno mi convincerà che usare la bandiera del mio paese, nel mio paese, sia una provocazione. In nessun modo”.

“La versione di Wanda”, così la procuratrice racconta Icardi ai bambini

Prima modella, poi procuratrice, adesso anche scrittrice. E se l’anno scorso è stato il marito a presentare la sua biografia, stavolta è stata Wanda Nara a cimentarsi nella pubblicazione del libro. Un’altra versione della vita di Mauro Icardi, dopo che era stato lo stesso capitano dell’Inter a raccontarsi non senza scatenare qualche polemica come ricorderà qualcuno.

Si chiamaUn campione nel campo e nella vita’ ed è stato presentato lunedì a Milano davanti a oltre duecento persone. Nelle prime file c’era la sua famiglia al gran completo: i cinque figli, ovviamente Icardi, e anche la madre, arrivata dall’Argentina tre giorni fa per l’occasione. 

”Sono interista e il mio desiderio è che Mauro possa essere capitano a vita dell’Inter”, ha spiegato Wanda Nara ai giornalisti e ai tifosi presenti, nonostante la voce fosse un po’ rotta dall’emozione. 

Le domande di Inter e calcio sono un tabù, fatta eccezione per i bimbi presenti nella platea della Libreria Rizzoli nella Galleria Vittorio Emanuele, a chiedere del futuro del capitano nerazzurro. ”Vuole rimanere all’Inter – risponde Wanda – è molto legato a questa società. Vincere con la maglia nerazzurra è il suo sogno e con la perseveranza, come spieghiamo nel libro, si possono realizzare i sogni”. Uno è già diventato realtà: quello di essere il centravanti della nazionale. Un sogno realizzato dal ct Sampaoli che lo ha convocato nella selezione Albiceleste: ”E’ il nostro centravanti. Il nostro nove”.

Tra gli aneddoti venuti fuori in conferenza stampa, Wanda ha raccontato di come Icardi faccia fatica a digerire le sconfitte: ”Per più di mezza giornata resta muto. Cerchiamo anche di fare poco rumore per non disturbarlo”. Racconti di vita quotidiana che sono scritti anche nel libro per bambini scritto da Wanda Nara. ”Siamo una famiglia che vive di calcio ma il calcio aiuta anche a vivere nella maniera giusta”, spiega l’autrice. Il rispetto delle regole, dell’avversario, la cura del corpo, l’importanza dell’amicizia e dell’impegno, valori indispensabili nello sport e per crescere nella maniera corretta. E poi, qualche ‘segreto tecnico’ da Icardi che insegna come calciare, come fare una rovesciata o un dribbling. Consigli per essere, appunto, ‘Campione in campo e nella vita’.

Un bimbo tra i bambini: le marachelle di Donnarumma a “Chi ha incastrato Peter Pan”

Dopo aver passato l’estate ad allenarsi su fondamentale in cui era piuttosto carente (il dribbling ai giornalisti), Gigio Donnarumma è tornato a farsi intervistare in televisione. Tuttavia, la decisione di sottoporsi alle domande dei bambini del programma “Chi ha incastrato Peter Pan”, condotto da Paolo Bonolis non è stata la più azzeccata se il portiere del Milan pensava di evitare di raccontare la sua particolarissima estate.I bambini, si sa, sono sempre a caccia della verità, molto più di quanto facciano i giornalisti – quelli veri – e anche ieri sera è arrivata la conferma con un vero e proprio “interrogatorio” a Gigio che, non sempre, è riuscito a parare le bordate dei suoi intervistatori.

“Quanto guadagni?”, gli chiede quasi subito una bambina mettendolo in imbarazzo. Gigio risponde con timido sorriso, dicendo: “Sei”. La bambina lo incalza: “Sei euro?”.

Poi, ovviamente, non si può far a meno di parlare di mercato: “Perché non sei andato al Real Madrid?”, e ancora: “Andresti alla Juve?”. Forse Gigio non si aspettava di dover volare così tante volte da un palo all’altro: “Il Milan è la mia famiglia e ho un contratto di 4 anni”. Anche se non sembra convincere più di tanto i suoi piccoli intervistatori, che continuano: “Giocheresti per l’Inter?”. A questo punto, è lo stesso Bonolis che dopo averlo sfottuto da buon interista soccorre il “nemico” in difficoltà: “No, ma noi diamo solo 5 euro all’anno. Vuoi mettere lui che in 4 anni ne guadagna 24?”.

Ripresentatosi a San Siro non più da primo della classe, ma da ripetente, tanto da meritarsi gli scoppolotti di “zio Mirabelli”, Gigio dovrà riguadagnarsi la fiducia di molti tifosi con le sue parate e lo stesso dovrà fare con i suoi professori che lo aspettano ancora per affrontare quell’esame di maturità rinviato a causa dell’impegno con la Nazionale Under 21 e del tira e molla con il Milan per il rinnovo del contratto. E forse, viste le circostanze, Gigio non era ancora pronto per essere definito “maturo”.

La materia con cui ha più difficoltà, racconta Gigio, è il diritto, ma anche in matematica non sembra cavarsela benissimo: Bonolis gli detta un problemino da elementari riguardante dei pacchetti di figurine, ma Gigio gli chiede la calcolatrice. Insomma, meglio lasciarlo lì tra i pali a guadagnare i suoi sei euro. Chissà quante figurine potrà comprarsi…

Zhang va in Ferrari e gli interisti lo attaccano sui social

Periodo no per Steven Zheng. Il figlio del numero uno dell’Inter, probabile candidato alla presidenza dei nerazzurri è finito nel mirino dei tifosi. A far scatenare il finimondo però non è stata solo l’ennesima prestazione deludente di Icardi e compagni che ha definitivamente cancellato (o quasi) le speranze di qualificazione all’Europa League.

Quello che ha fatto alterare i tifosi dell’Inter è stato un post di Zhang che, su Instagram, ha deciso di pubblicare una foto dell’interno della sua Ferrari. Molti supporters si sono scatenati contro il nuovo proprietario con decine di commenti sgradevoli. 

Non è la prima volta che un componente della società nerazzurra ha questo tipo di problema. Qualche settimana fa era successo a Marcelo Brozovic che, dopo il derby sfumato nel finale, aveva condiviso una foto in cui appariva sorridente in una piscina con vista San Siro. Del rapporto burrascoso tra i tifosi dell’Inter e i social ne sa qualcosa anche il capitano Mauro Icardi: in autunno la biografia dell’argentino aveva suscitato malumore nella curva nerazzurra che lo aveva perfino a contestato apertamente a San Siro.

Gemellaggio Juve-Lazio? Parte la petizione dei tifosi bianconeri

Un gemellaggio tra Juventus e Lazio? Impossibile, diranno coloro che ben ricordano la stagione 1999/2000, quando i biancocelesti strapparono lo scudetto alla Juventus che affondava, letteralmente, nel nubifragio di Perugia. Da allora, è il caso di dirlo, di acqua ne è passata sotto i ponti e le cose sono cambiate. Tanto che dopo il derby vinto dalla Lazio, tra i tifosi bianconeri è iniziata a girare la voce di creare un gemellaggio proprio con i biancocelesti. Una maniera particolare, per “ringraziare” la squadra di Simone Inzaghi di aver tenuto a distanza la Roma.

Sul web si sono già mobilitati. Il forum dei tifosi bianconeri “Juventus Fans” ha lanciato l’appello alle due tifoserie su change.org dopo la vittoria biancoceleste sulla Roma per 3-1 nel derby della Capitale. Una volta raccolte le firme necessarie, la proposta sarà consegnata agli ultras delle due squadre. Secondo i dati raccolti finora, pare che i supporters delle due squadre siano più che favorevoli: dopo poche ore infatti l’83% dei tifosi sarebbe d’accordo con questa proposta.

Ecco la proposta integrale:

Una petizione per unire i tifosi della Juventus e quelli della Lazio. Il forum dei tifosi bianconeri “Juventus Fans” ha lanciato l’appello alle due tifoserie su change.org dopo la vittoria biancoceleste sulla Roma per 3-1 nel derby della Capitale. Una volta raccolte le firme necessarie, la proposta sarà consegnata agli ultras delle due squadre. Un gesto che spazza via la rivalità della stagione 1999-2000, quando la Lazio vinse lo scudetto, mentre la Juventus perdeva 1-0 nellla celebre partita del 14 maggio 2000, contro il Perugia, sotto una pioggia intensa.
La petizione integrale

“La Juventus storicamente non ha un grande numero di gemellaggi – si legge nella petizione .- In Italia attualmente la Vecchia Signora, in maniera ufficiale non è gemellata con nessun’altra tifoseria dello stivale. Fuori dall’Italia invece, esistono accordi di gemellaggio con i tifosi organizzati dell’ADO Den Haag, compagine olandese, e con quelli del Legia Varsavia, formazione polacca. Nel 2011 si è rinforzata anche l’amicizia con i sostenitori della squadra inglese del Notts County – la cui maglia a strisce verticali bianche e nere fu condivisa dalla Juventus fin dal 1903 – mentre nel novembre dell’anno successivo è stata istituita l’amicizia con i sostenitori della squadra spagnola dell’Elche.
Ma in Italia, vuoi per il fatto che la Juventus si è sempre trovata a lottare per i primi posti praticamente con tutte le formazioni più importanti d’Italia, vuoi per un sentimento anti Juve che ha raccolto e unito tutto lo stivale che non tifava la Vecchia Signora, oggi non esiste alcun gemellaggio tra la tifoseria bianconera e un’altra italiana ad eccezione di una semplice amicizia, stima e rispetto reciproco con i sostenitori dell’Avellino. Negli ultimi anni invece si è venuta a creare una sorta di simbiosi con una tifoseria importante italiana, quella laziale.
La simpatia dei tifosi bianconeri verso la Lazio è una storia nata nel recente passato, soprattutto dopo il famoso 5 Maggio 2002 in cui la vittoria dei biancocelesti contro l’Inter, consegnava lo Scudetto nella mani bianconere. Una ricorrenza ancora oggi festeggiata tra il tifo bianconero, tutto questo grazie alla Lazio. Inoltre la rivalità con la Roma che negli ultimi anni ha lottato con la Juventus per il titolo di Campione d’Italia ed alcuni attestati di stima dei laziali verso dei giocatori della Juventus (Buffon e Bonucci in primis), hanno rafforzato ancora di più questo sentimento di simpatia verso le aquile biancocelesti. Questa simbiosi venutasi a creare con il tempo non può passare inosservata.

E nell’era del calcio violento, nell’era del calcio dell’odio (verso la Juventus soprattutto), nell’era del calcio in cui una semplice trasferta bianconera mobilita quasi tutte le forze dell’ordine di una metropoli, ci sentiamo in dovere invece di esaltare una proposta di amicizia. Chiediamo che la tifoseria della Juventus e la tifoseria della Lazio pensino in maniera seria e concreta ad un gemellaggio. Sarebbe il primo per la Juventus in Italia con una squadra storicamente importante. Sarebbe un segnale importante per tutto il calcio italiano!”

Aubameyang rossonero: il fratello si “tagga” a Casa Milan e i tifosi sognano

Nell’era dei social Instagram diventa una fonte a tutti gli effetti, anche per il calciomercato. Ormai ci siamo quasi: l’estate è dietro l’angolo e i tifosi già iniziano a pregustare quelli che saranno i colpi dei rispettivi club ed è proprio grazie Instagram che molti tifosi, nella fattispecie quelli rossoneri, hanno iniziato a sognare  Aubameyang.

L’attaccante del Borussia Dortmund ha trascorso qualche giorno di vacanza a Milano con la sua fidanzata e i suoi famigliari. In particolare il fratello del bomber gabonese ha fatto scatenare i sostenitori del diavolo con un tag in una  Storia di Instagram. Il difensore classe ’87 infatti ha scelto di geolocalizzarsi a Casa Milan, sede del club rossonero. In realtà né Willy né Pierre sono stati fisicamente lì ma molti hanno interpretato quel tag come un messaggio per la nuova dirigenza rossonera: due settimane fa infatti, il ds del Milan Mirabelli era stato a Monaco per visionare l’attaccante in occasione dei quarti di finale di Champions tra i monegaschi e il Borussia.

L’opzione Milan non sarebbe sgradita al giocatore, tutt’altro: nel 2008 il giocatore era nelle giovanili del club e a Varese, a due passi di Milanello, torna spesso durante l’anno anche perché vi ha lasciato molti amici. Insomma, gli indizi ci sono tutti. Sarà Aubameyang il primo acquisto di Yonghong Li?

Battibecchi (tra) incompiuti

Promessa, testa calda, Inter, Milan, incompiuti. Cinque momenti per descrivere le carriere di Antonio Cassano e Mario Balotelli nella maniera più esaustiva possibile. In realtà, ci sarebbe anche un sesto momento che li accomuna, l’Europeo del 2012, dopo aver portato l’Italia a giocarsi la finale di Kiev persa con la Spagna. Oggi, però, sembrano essere distanti anni luce dai tempi in cui Antonio serviva l’assist decisivo a Mario.

Nessun lancio in profondità, nessun pallone da spingere in fondo al sacco. Solo interventi duri, a gamba tesa, di quelli che si fanno quando si perde a pochi minuti dalla fine e non si ha più l’ossigeno per ragionare. Metafora calcistica più azzeccata non c’è per descrivere il botta e risposta avvenuto nella giornata di ieri tra due ex attaccanti della Nazionale.

Vederli così, un po’ di tristezza la lasciano. Non tanto per il battibecco in stile “il bue che dà del cornuto all’asino”, quanto per il talento sprecato da due caratteri ingestibili. Ed eccoli a litigare come due adolescenti che fanno a gara chi ce l’ha più lungo. Per chi si fosse perso la scaramuccia, si può riassumere in due righe: Cassano ha dato del sopravvalutato a Balotelli in un’intervista a La Gazzetta dello Sport. L’attaccante del Nizza, come spesso gli accade, non ci ha pensato due volte a rispondere con un tweet :”è esploso il genio… proprio vero gli amici sono pochi e non a lavoro”.

A quanto pare quell’intesa mostrata sui campi di Polonia e Ucraina era esclusivamente sportiva. E a noi andava bene così. Inutile accusarsi a vicenda a distanza di anni, visto che il punto più alto della loro attività lo hanno toccato praticamente insieme. Ancor più controproducente farlo adesso, considerato che quelle promesse di cui si parlava all’inizio non sono state mantenute tanto che uno è quasi un ex calciatore e l’altro, nonostante l’ennesimo, illusorio, avvio di stagione, ce la sta mettendo tutta per emularlo. Bisticci che sarebbero potuti restare tranquillamente nel silenzio dello spogliatoio di Kiev, magari anche senza esser stati risolti. Il calcio italiano ne avrebbe beneficiato: la parola “incompiuti” sarebbe dovuta servire solo per qualificare i loro litigi e non le rispettive carriere..

Cinque analogie tra la Juve di Allegri e l’Inter del Triplete

Ormai ci siamo. La stagione della Juventus entra nel vivo, l’obiettivo è ovviamente la Champions League: un sogno che a Torino cullano da 21 anni. Adesso, più che mai, il desiderio è a portata di mano: vincere la Coppa dalle grandi orecchie si può, per diversi motivi. È vero, il Barcellona è alle spalle e bisogna tener d’occhio il Monaco, rivelazione di questa stagione europea ma allo stesso tempo non si può dimenticare come la gara del Camp Nou abbia dato una maggiore consapevolezza – semmai ce ne fosse bisogno – all’ambiente. E diciamocelo, il giovanissimo Monaco può aspettare.

Ecco perché con la strada verso Cardiff che sembra spianata, con tre quarti di Scudetto cuciti sul petto e una finale di Coppa Italia da Giocare, la Juventus ha la possibilità di accarezzare un altro sogno, ancor più grande: il Triplete. Una parola magica che, fino a oggi, è stata utilizzata solo dai tifosi dell’Inter che adesso però temono seriamente di veder eguagliato il loro record del 2010.


E in effetti, a pensarci bene, le analogie tra questa Juventus e quell’Inter con il passare dei mesi sono sempre di più. A partire dal modulo: l’Inter di Mourinho è passata alla storia per il suo 4-2-3-1, un modulo che in questa stagione la Juventus ha imparato a far suo. Ed è qui che troviamo già la seconda similitudine: questo tipo di disposizione tattica, sia per Mourinho sia per Allegri, ha costretto i due allenatori a dover destrutturare le convinzioni di due prime punte come Eto’o e Mandzukic. Entrambi si sono ritrovati catapultati in fascia dopo anni da padroni dell’area di rigore, spesso sacrificando la loro stessa lucidità sotto porta per delle sfiancanti coperture da terzini. 


Non fu facile per Eto’o, stella proveniente da un Barcellona che pur non essendo ancora quello del tiki taka era pur sempre una squadra dedita allo spettacolo. Non è stato facile neanche per Mandzukic: l’arrivo di Higuain avrebbe potuto relegarlo in panchina per l’intera stagione e invece il croato per bravura sua, e di Allegri, ha saputo reinventarsi nelle vesti di un combattente esterno di peso. Tutto per il bene delle squadra. E poi si dice che gli attaccanti sono egoisti.

Il miglior attacco, diceva qualcuno, è la difesa: lo sa bene questa Juventus che è arrivata con merito alle semifinali della maggior competizione europea con solo 2 gol subiti nella fase a girone. Nonostante la simile struttura difensiva, l’Inter del Triplete arrivò a giocarsi l’accesso alla finale di Madrid con un passivo di 7 reti. Numeri che dimostrano come il reparto arretrato su cui può far affidamento Allegri ha già superato il quartetto composto da Maicon, Lucio, Samuel e Chivu. Stesso discorso vale per il campionato: 34 le reti subite dalla rocciosa difesa del Triplete nerazzurro, contro le 20 incassate da Buffon grazie al muro italo-brasiliano formato da Dani Alves, Chiellini, Bonucci e Alex Sandro.

Dopo il modulo, la punta sacrificata, la difesa invalicabile, la quarta analogia tra l’Inter di Mou e la Juve di Allegri è nel capitano. A Buffon, come a Zanetti 7 anni fa, manca solo la Champions per mettere la ciliegina a una carriera che pochi possono vantare. Con Totti, che però ha già abbandonato il sogno europeo da un po’, il capitano bianconero può essere, e lo sarebbe di sicuro per molto, l’ultima bandiera del calcio italiano a sollevare il trofeo più importante. Gli dèi del calcio premiarono Zanetti e chissà che non permettano a Buffon di ripercorrere la stessa cavalcata trionfale. Perché sarebbe giusto così.


Infine la scaramanzia o, se preferite, la legge dei corsi e ricorsi storici. L’analogia maxima, in tal senso, è rappresentata dalla doppia sfida con il Barcellona. Come se per vincere la Champions, bisognasse chiedere il permesso ai marziani catalani. Oggi, come allora, Messi e compagnia hanno abdicato. Oggi come allora la regina delle remuntade, dopo aver incassato tre reti in Italia, non è riuscita a ribaltare il discorso qualificazione. E volendo essere pignoli c’è da dire anche che questa Juventus è riuscita a far meglio dell’Inter del Triplete nel doppio confronto con il Barça. I nerazzurri infatti vinsero 3-1 a San Siro e persero 1-0 al Camp Nou soffrendo fino al novantesimo per il gol (regolare) annullato a Bojan per il presunto fallo di mano di Keita. 

L’augurio per la Juventus, sempre da un punto di vista scaramantico, è quello di incontrare l’Atletico Madrid in finale. Infatti, se a Cardiff dovesse esserci una finale tra la squadra di Zidane e la vecchia signora, per i bianconeri rivivrebbero la stessa storia di due anni fa con Barcellona, Monaco e Real Madrid (anche se in ordine diverso) nelle ultime tre sfide del torneo. E tutti sappiamo come era andata a finire.

“It’s time to reload” così la Juve risponde alle provocazioni social del Barça

“Centomila persone ci aspettano. Guardarli negli occhi. Finire il lavoro”. Con un video motivazionale la Juventus si dà la carica in vista del ritorno dei quarti di finale di Champions League.

Dopo le “provocazioni” social arrivate ieri dal profilo Twitter dei catalani, dove si ricordavano le ultime goleade e le storiche rimonte dei blaugrana, la la Juventus ha voluto “rispondere” con una clip di 54 secondi, rigorosamente in bianco e nero.

Le immagini migliori della stagione degli uomini di Allegri scorrono fino alla fine, per poi tornare indietro: “It’s time to reload”, è tempo di riavvolgere il nastro. C’è la consapevolezza che il discorso qualificazione non può essere considerato chiuso con questo Barcellona ed ecco perché bisogna ripartire da zero, come se allo Stadium non si fosse giocata la partita dell’anno, come se quel 3-0 non fosse reale.

Un video che fa il suo effetto e che, sicuramente, avranno visto anche a Barcellona dove – siamo sicuri – un po’ di timore l’avrà suscitato in Messi e compagni. Soprattutto sul finale, quando arriva lo “spauracchio” degli spagnoli: Paulo Dybala.