Parte il campionato e si riaccendono le stelle

Non inizierà sotto il sole di Riccione l’86esima edizione del campionato di Serie A a girone unico, anche se il caldo sarà più o meno lo stesso visto che si inizia il 20 agosto. Nel bel mezzo delle vacanze, tra le granite e le granate, molti tifosi magari saranno costretti a dire ad amici e parenti: Subeme la radio, per non perdersi la prima uscita della propria squadra del cuore, magari impossibilitati – causa ferie – a vedere le partite in televisione. 

L‘estate è tornata anche quest’anno, ma rispetto alle ultime stagioni ha provocato qualche stravolgimento in più con un calciomercato che ha riservato qualche sorpresa e, come al solito, non ci si può risparmiare da un’analisi, anche solo sommaria, della griglia di partenza del nuovo campionato. Protagonisti indiscussi dell’estate pallonara sono stati Fassone e Mirabelli che, grazie alla liquidità della nuova proprietà, si sono scatenati come tori a Pamplona rivoluzionando completamente il Milan, squadra su cui saranno puntati gli occhi di tutti dopo una spesa che non si vedeva dall’inizio della presidenza Berlusconi.

A far Volare gli entusiasmi dei tifosi milanisti è stato l’acquisto del neocapitano Leonardo Bonucci che, dopo 7 anni di vittorie alla Juventus, ha salutato tutti per dire al Milan: “Voglio ballare con te“. Lasciatosi lo sgabello di Oporto e lo spogliatoio di Cardiff alle spalle, il difensore della Nazionale è stato accolto come una star a Casa Milan dove ad aspettarlo c’era un esercito del selfie di tifosi pronti a immortalare la sua firma con il proprio smartphone. 

Gli juventini, che non l’hanno presa benissimo, sperano che al Milan l’unica cosa che continui a ballare sia la difesa. L’euforia rossonera è invece giustificata: si è passati dalla possibilità di vedere Donnarumma in bianconero, al trattenerlo con tanto di ciliegina Bonucci. Non senza pagare, ovviamente: vedi Donnarumma. A proposito: saluta Antonio!

I campioni d’Italia però non si sono scomposti più di tanto, nonostante l’estate dopo Cardiff non sia stata memorabile. A Torino si sono detti che accade tutto per una ragione, è quella ragione magari è Allegri: la Juve ha scelto di sacrificare il suo top player per il suo top manager. Si sa che troppi top nel pollaio non possono stare. Per questo i bianconeri hanno salutato e ringraziato Leo, il pezzo di me andato via, e si sono tuffati nella nuova stagione. Al momento però l’avvio della Juventus è stato piuttosto Despacito, vista la sconfitta in Supercoppa con la Lazio e le parole non proprio al miele dette dagli ex della Vecchia Signora. Anche questo però non sembra un problema: d’altronde gli ex non parlano mai bene delle proprie storie passate. Tuttavia, siamo sicuri: la Juve resta la favorita per l’ottavo scudetto consecutivo e tornerà la corazzata degli ultimi sette anni. Pasito a pasito.

Gli altri non sono stati a guardare. Il Napoli sembra l’antagonista numero uno di Buffon e compagni, come visto nel preliminare di Champions con il Nizza. Pare infatti che Sarri, prima del match abbia detto ai suoi: “Bon Appétit”, tanto che Mertens e compagnia hanno sbranato la squadra di Snejider e Balotelli. No promises ai tifosi per l’Inter: Spalletti e gli acquisti viola di Borja Valero e Vecino non hanno fatto saltare sulla sdraio il popolo nerazzurro – anche a causa dello sfarzoso mercato dei cugini – ma c’è da dire che la rosa è competitiva e può puntare in alto grazie a un tecnico preparato e che, soprattutto, ha curato l’intera preparazione della squadra. Cosa che non era avvenuta l’anno passato con l’avvicendamento estivo tra Mancini e De Boer. Un pelino dietro vediamo la Roma: i giallorossi hanno perso Salah dal punto di vista tecnico, Totti da quello umano ed emotivo. Di Francesco è un allenatore che meritava di allenare una big e probabilmente era il più indicato a gestire una piazza come quella giallorossa, se non altro perché la conosce. Tuttavia c’è ancora tempo per giudicare. Siamo appena partiti adesso. Dall’altro lato del Tevere la Lazio si gode i suoi Happy Days dopo il trionfo sulla Juve: i biancocelesti continueranno a dar filo da torcere alle “solite”, merito di uno strepitoso Simone Inzaghi e di un Immobile in versione Zemanlandia.

E se gli arbitri dicono fidati ancora di me, la Serie A risponde con un vecchio tormentone: “Vorrei, ma non posso”. Ed ecco la Var il cui vero compito sarà quello di evitare i litigi tra gli amici di una vita, gli screzi tra padri e figli, le interminabili discussioni sui gruppi di WhatsApp. Saremo pronti? Forse solo per un po’. Quello di cui siamo sicuri è che siamo ancora qui ognuno ad aspettare la cosa più bella che ha: il pallone. Tu conmigo, yo contigo. 

Ed eccoci: riparte il campionato, si riaccendono le stelle!

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Baci di Giuda

È ufficiale, Donnarumma non rinnoverà il suo contratto con il Milan. Dopo l’incontro tra la dirigenza rossonera e l’agente del giocatore, Mino Raiola, la società ha comunicato che il portiere non vuole proseguire la carriera nel Milan. Anche Gigio ha scelto i soldi alla gloria. A distanza di un paio di settimane, ripensare che molti si meravigliavano dell’affetto dei romanisti nell’ultima gara in giallorosso del loro Capitano stupisce. Gigio ha fatto una scelta dopo baci, promesse da marinaio e anche qualche bugia (qualche giorno fa aveva fatto sapere di essere in cerca di casa a Milano). 

Non tutti se lo sarebbero aspettato. Non tanto per quei baci sulla maglia, no. Fa riflettere come un ragazzino che ha appena preso la patente sia riuscito a dire no a 4,5 milioni di euro all’anno a un club che lo ha fatto diventare quello che è oggi. Discorso romantico, vero, ma c’è comunque da sottolineare che a quelle cifre Donnarumma al Milan non avrebbe fatto la fame. Ecco perché i tifosi rossoneri non la manderanno giù: restare con la vecchia società e a cifre molto più basse sarebbe stato difficile e un’eventuale cessione sarebbe stata addirittura comprensibile. Adesso, con un Milan che è tornato a far mercato a giugno (non accadeva da anni) e con una società determinata a riportare il club nelle zone alte della classifica, la decisione di Gigio diventa inspiegabile. Non solo: ai soldi si sarebbe aggiunta la fascia da capitano e una carriera da leggenda rossonera. Non sarà così. Anzi, tradimenti del genere nel calcio pesano e possono segnare una carriera. Per informazioni, rivolgersi a Leonardo e Cassano. 

La maledizione dei numeri primi

Il calcio e la storia passano da numeri e combinazioni. Combinazioni che spesso si rivelano maledette. Impossibili da scardinare o ribaltare. Tutta Italia (o quasi) era pronta a celebrare il Triplete della Juventus. Nelle ore che hanno preceduto la vigilia, non si parlava d’altro. D’altronde si sa: tre è il numero perfetto. Con quel tris si sarebbe entrati nella storia e la Juventus avrebbe messo in bacheca la sua Coppa dei Campioni numero 3. Eppure, il maledetto 3 non è proprio voluto uscire sulla ruota di Torino. E così la storia ha iniziato a dare i numeri, i suoi. Buffon, Higuain, Dybala e tutti gli altri si saranno sentiti un po’ come quando ti manca un numero per far tombola, ma poi a festeggiare è il tuo vicino. Il numero che mancava, ovviamente, era il 3. Quello che ha scombinato i piani, il 7. Come quello che ha sulle spalle Cristiano Ronaldo, l’unico in Europa in grado di rendere umana la difesa della Juve. Basti pensare che prima della finale Buffon e la BBC avevano subito solo 3 reti in tutto il torneo, ma dopo il ciclone portoghese i gol incassati sono diventati 7. Sette, come le finali perse, il primato più triste di questa Juventus dei record: una maledizione che supera la leggenda di Bela Guttman. Per rompere l’incantesimo però bisogna ripartire proprio da quel numero, quello del settimo scudetto consecutivo, che la Juventus proverà a vincere il prossimo anno. Forse, non è altro che un beffardo gioco del destino fatto di numeri e incroci: prima il settimo scudetto, poi la terza Coppa dei Campioni.

Ma siamo sicuri che i gufi sono italiani? 

In Italia sarebbe inaccettabile, in Spagna no. La storica rivalità tra Barcellona e Real Madrid si vede anche in momenti come questi. E poi dicono a noi italiani: gufi, per niente sportivi, pronti a godere delle disgrazie altrui. Basta dare un’occhiata alle prime pagine dei quotidiani sportivi spagnoli per capire che c’è chi è peggio di noi.

Se da noi, tutti i quotidiani di settore incitano la Juve a fare l’impresa nella finale di Champions League contro il Real Madrid, sfogliando la stampa sportiva spagnola di fa più fatica a capire che quelle pagine non sono state scritte nelle redazioni di Torino, Milano o Roma. Un esempio? La copertina di Sport, quotidiano catalano storicamente di fede blaugrana titola in italiano un bel: “Forza, Juve”, con lo stemma dei bianconeri a tutta pagina. Poco diverso il titolo d’apertura dell’altro quotidiano sportivo di Barcellona El mundo deportivo che affida le proprie speranze nell’ex blaugrana Dani Alves pur di non vedere di nuovo Ronaldo e compagnia cantante che alzano la coppa.

Chissà cosa sarebbe successo in Italia se La Gazzetta, giornale che dovrebbe (ma solo in teoria) appoggiare le milanesi avesse titolato qualcosa come: “Hala Madrid!”. Probabilmente ne avremmo parlato per giorni. Eppure, basta avere un po’ di memoria storica per capire che, in Italia, il fenomeno “gufi”, almeno per quanto riguarda la stampa, è molto meno diffuso di quello che si crede. Un esempio? Siamo andati a ripescare le prime pagine dei quotidiani sportivi nel giorno delle ultime tre finali di Champions che avevano per protagonista un’italiana e non siamo riusciti a trovare titoli simili a quelli della stampa catalana.

Nel 2015 la Juventus sfidava il Barcellona a Berlino e La Gazzetta dello Sport apre con l’incitamento “Podemos”. Andando più indietro nel tempo, però, quando a dominare in Europa erano le milanesi anche Tuttosport, il quotidiano più bersagliato dai calciofili italiani per le sue copertine “alla spagnola”, sosteneva sia l’Inter nel 2010, sia il Milan nel 2007. Anche se con le dovute proporzioni. Nel giorno di Inter-Bayern Monaco, a poche ore dallo storico Triplete di Mourinho, il quotidiano torinese, nonostante avesse un titolo a tutta pagina dedicato a Marchisio, nel box in alto scriveva: “Inter, prendila”.

Nel 2007 era stato dato più spazio al Milan: “Tutti con il Milan” si leggeva, con tanto di foto di Kakà che divideva la prima pagina del giornale con l’immancabile colpo di mercato a tinte bianconere: “Juve: Chivu o Mexes”. Per la cronaca nessuno dei due difensori si trasferì a Torino, ma questa è un’altra storia.

“Spero che l’aereo della Juve cada a Cardiff”, chiusa la radio dei tifosi del Bologna 

«Questi – dice riferendosi alla squadra bianconera – riescono anche a rubare le partite che non contano niente. Spero che l’aereo che li porterà a giocare la finale di Champions League precipiti». 

«Vai avanti, continua: la tua non è affatto ipocrisia, io voglio la morte di tutti gli juventini». L’ospite non si ferma: “«Odio tutti quelli che indossano quella maglia di merda e che sono la vergogna del calcio. Mi fanno schifo e spero che venga giù il loro aereo». Il conduttore a stretto giro: «Vai avanti, sei la mia voce, sei il mio idolo».

Per queste frasi d’odio, la trasmissione Made in Bo è stata sospesa. Lo ha fatto sapere il presidente di Radio International Paolo Pedrini nel mezzo di una bufera mediatico sportiva. L’episodio incriminato è avvenuto sabato sera, dopo la vittoria al Dall’Ara della Juventus nell’ultima giornata di campionato.

Leo Vicari, il giornalista presente in studio che lavora per Radio International, cogliendo immediatamente la gravità delle frasi pronunciate dal tifoso in collegamento telefonico, si dissocia all’istante. Non ha fatto lo stesso l’altro conduttore, noto come il Tosco, che dopo aver messo a tacere Vicari ha invitato l’ospite a continuare il suo monologo.

 Più tardi lo stesso Tosco ha ammesso “d’aver esagerato”, rivela Pedrini, il quale oltre ad essere il presidente della radio è anche il presidente della società che gestisce il merchandising del Bologna e il temporary store di Borgo Panigale: “E’ una cosa che non tolleriamo, per noi la trasmissione finisce qui”, sbotta – nel giorno dell’anniversario dell’Heysel – facendo sapere che ha intenzione di chiedere i danni a chi ha diffuso sul web solo una parte della trasmissione, quella al centro delle polemiche, non il successivo intervento dell’emittente. “Noi siamo anche quelli che abbiamo realizzato a Bologna un’intera trasmissione dedicata ai tifosi del Napoli”, rivendica.

Pogba pesa ancora sulle casse della Juve: multata per la commissione da 49 mln a Raiola

Nonostante sia ormai solo un lontano ricordo, Paul Pogba pesa ancora sulle casse juventina. I bianconeri infatti saranno multatati per le irregolarità nella cessione di Paul Pogba al Manchester United, squadra con cui ha appena vinto l’Europa League. È quanto rivela il settimanale tedesco Der Spiegel, che grazie alle rivelazioni di Football Leaks, aveva diffuso la notizia (documenti alla mano) secondo cui l’agente Mino Raiola aveva intascato 49 milioni per il passaggio del suo assistito ai Red Devils.
Una commissione spropositata, nonostante i Red Devils abbiamo sborsato 105 milioni di euro per assicurarsi il francese. Cifre che avevano portato Fifa ad aprire un’inchiesta sul caso e – stando a quanto rivelato – la Fifa stessa avrebbe prodotto già a febbraio un documento di 12 pagine nel quale spiega le motivazioni della multa pari a 65 mila franchi svizzeri, cioè circa 57 mila euro. Secondo la Fifa, la Juve avrebbe infranto la regola della TPO, la cosiddetta Third-Party Ownership, ora vietata nel calcio. Questa formula permetteva a procuratori e agenzie detenere parte dei cartellini dei calciatori. Ora però, possono appartenere solo alle società di calcio.

La Fifa avrebbe avviato l’inchiesta già il 28 agosto 2016: i dirigenti del Manchester hanno fatto sapere di non essere a conoscenza dell’esistenza di un contratto tra la Juventus e Raiola che prevedeva una provvigione in caso di cessione superiore ai 90 milioni.

Totti saluta la Roma: “Difficile esprimere quello che provo. Poi una nuova avventura”

È arrivato su Facebook l’ultimo messaggio di Francesco Totti ai tifosi della Roma. Domenica 28 maggio, il Capitano saluterà il suo pubblico dopo la gara con il Genoa, sará un momento di grande commozione sia per lui che per il pubblico romanista.

Intanto Totti ha ufficializzato che sarà l’ultima gara con la maglia giallorossa: nel messaggio, però, Totti scrive: “da lunedì inizierò una nuova avventura”. Un ruolo dirigenziale nel club o una nuova maglia? I tifosi romanisti, ovviamente, sperano nella prima possibilità.

Ecco il messaggio di Totti:

Roma-Genoa, domenica 28 maggio 2017, l’ultima volta in cui potrò indossare la maglia della Roma.

È impossibile esprimere in poche parole tutto quello che questi colori hanno rappresentato, rappresentano e rappresenteranno per me. Sempre.

Sento solo che il mio amore per il calcio non passa: è una passione, la mia passione. È talmente profonda che non posso pensare di smettere di alimentarla. Mai.

Da lunedì sono pronto a ripartire. Sono pronto per una nuova sfida.

Da “soldatino” ad “accendino”: il web ironizza sul figlio di Di Livio positivo alla cannabis

Da “soldatino” ad “accendino”. Così il web ironizza sull’esito dell’esame di Lorenzo Di Livio, figlio dell’ex centrocampista della Fiorentina e della Nazionale, dopo essere risultato positivo alla cannabis.

Il ventenne centrocampista della Ternana e  è risultato positivo all’antidoping per THC metabolita >Dl, un derivato della cannabis, in un controllo Nado Italia effettuato il 6 maggio scorso dopo Vicenza-Ternana. 

Il giocatore è stato sospeso in via cautelare dalla prima sezione del Tribunale nazionale antidoping. Cresciuto nel settore giovanile Roma, Di Livio jr ha fatto il suo esordio in A contro il Chievo, con Rudi Garcia in panchina: 7 presenze quest’anno in B, il cartellino è ancora di proprietà del club giallorosso.

Ivanka Trump vede Chinaglia e chiede: “Che Santo è?”

Vi immaginate Ivanka Trump nuova madrina della Lazio? Impensabile, vero, ma  potrebbe accadere. Soprattutto dopo la gaffe fatta dalla figlia del Presidente degli Stati Uniti ieri sera in un ristorante di Roma.

Secondo quanto riporta l’Ansa, vedendo una foto dell’ex attaccante biancoeleste Giorgio Chinaglia, Ivanka ha chiesto ai gestori del locale di che Santo si trattasse. A tradire la figlia del presidente americano è stata la posa di Long John, con le braccia aperte e lo sguardo rivolto al cielo, e la vicinanza con un ritratto di Padre Pio.

Atene, dieci anni dopo: il vecchio Milan celebra l’ultimo trionfo

Una rimpatriata per celebrare il trionfo di dieci anni fa. Il 23 maggio 2007 il Milan conquistava la settima Champions League della sua storia battendo il Liverpool nella finale di Atene e, oggi, i campioni di allora si sono ritrovati per celebrare quel successo che aveva fatto del Milan di Berlusconi il club più titolato al mondo.

Molte cose sono cambiate da allora, a partire dalla proprietà passata in mano ai cinesi. Banale sottolineare come anche la squadra non sia più quella di una volta: basti pensare ai festeggiamenti di domenica a San Siro non erano per un trofeo, ma per un agognato ritorno in Europa. Altri tempi. 

Eppure il Milan di oggi prova a tenere saldo il filo tra passato e presente: nel pomeriggio, a Casa Milan, Fassone ha simbolicamente consegnato la Champions di Atene a Massimo Ambrosini, uomo squadra di quella squadra incredibile. Non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello umano. Quella rosa vinse anche grazie a un grande gruppo che era riuscito a superare momenti difficilissimi in quella stagione, partita con lo scandalo calciopoli e conclusa sul tetto d’Europa dopo aver superato gli ostacoli di Bayern Monaco e Manchester United e sconfitto lo spauracchio Liverpool.

Un gruppo indissolubile, ancora oggi unito più che mai. Lo dimostrano le immagine viste sui canali social di alcuni di quei campioni. Da Maldini a Gattuso, passando per Oddo, Favalli e Seedorf. Fino ad arrivare a Kakà, l’eroe di quella Champions con le sue magie. I suoi ex compagni lo hanno videochiamato (visto che è in America, a Orlando) per fare due chiacchiere e rivivere quei momenti indimenticabili suscitando nei tifosi rossoneri non poca nostalgia. Come non capirli d’altronde, vederli dagli spalti, ma da dietro lo schermo di uno smartphone non dev’essere proprio la stessa cosa.