Indeciso sul campo e nelle interviste: Che fine ha fatto Piero Ceccarini?

Vi ricordate Piero Ceccarini, l’arbitro di Juventus-Inter del rigore su Ronaldo? È inevitabile tornare a parlarne alla vigilia di ogni Juventus-Inter. Semmai ce ne fosse bisogno, vi rinfreschiamo un po’ la memoria per farvi tornare alla memoria le sue gesta.

È il 26 aprile 1998, a Torino si gioca la sfida Scudetto: è il derby d’Italia, Juventus-Inter. i-precedentiLa Juventus vince 1-0 grazie a un gol di Del Piero. È una partita tesa, c’è qualcosa di strano nell’aria. L’Inter di Gigi Simoni le prova tutte per rimettere in piedi quella partita. I bianconeri hanno un punto di vantaggio sui milanesi in campionato. Può essere decisiva. Anzi, lo sarà di sicuro. Tra i tanti campioni in campo, però, nessuno veramente spicca sugli altri. Il vero protagonista è lui: Piero Ceccarelli. Dopo una direzione di gara alquanto discutibile, il fischietto livornese commette uno degli errori più discussi della storia del calcio italiano. È il 25′ del secondo tempo, l’Inter spinge. Sa che può riprenderla. Ronaldo va via da Fenomeno, Zamorano si inserisce nell’azione, sono in area. La palla torna verso il brasiliano e, con un tocco vellutato, sposta il pallone quel tanto che basta per disorientare Iuliano che lo travolge. Rigore netto. Non per Ceccarini.

Il capovolgimento di fronte è da thriller. Si continua a giocare al Delle Alpi, ormai è una bolgia. Zidane controlla il pallone sulla fascia sinistra, aspetta l’inserimento di Del Piero ma sull’attaccante c’è un intervento scorretto di Taribo West. Qui, sì, Ceccarini fischia. Nasce un mito, che passerà alla storia. Per tutti è il “Rigore su Ronaldo”. Un titolo di un film, o di un libro. Sicuramente da record di incassi. Quel giorno, Piero Ceccarini rovinò la domenica, e non solo, a molti tifosi interisti. Moratti, per la prima volta da quando è presidente dell’Inter lascia Le proteste del campo, nei giorni seguenti, si spostarono fino alle aule parlamentari, tanto che la Figc rischiò una seria crisi istituzionale. A nulla servì l'”aiutino” che diede proprio ai nerazzurri durante la stagione successiva, in un quarto di finale di Coppa Italia contro la Lazio quando, involontariamente, deviò il pallone calciato da Djorkaeff in retimelinete. Forse in pochissimi lo ricordano, ma ci sta: troppo grande il torto subito in quella sfida Scudetto a sole tre giornate dalla fine.

Sono passati 19 anni da allora, e ci siamo chiesti: ma che fine ha fatto Piero Ceccarini? Dopo aver appeso il fischietto al chiodo, l’arbitro toscano iniziò la carriera di dirigente Comitato toscano dell’AIA dal 1999 al 2002 e, contemporaneamente, è stato associato della sezione AIA di Livorno fino al 2006, anno in cui è stato eletto presidente. Nel 2004 decise di candidarsi alla Presidenza dell’AIA in contrapposizione a Tullio Lanese, ma non ottenne il numero di firme per presentare la candidatura. Nel luglio 2015 lascia l’Associazione Italiana Arbitri per iniziare l’attività di team manager del Livorno.

In tutti questi anni dagli episodi che hanno cambiato le sorti di un campionato, Ceccarini è tornato più volte a parlare di quella partita. Probabilmente, oggi come allora, l’ex arbitro ha ancora dei dubbi su quella vicenda e non lo diciamo a caso. Sì perché dal 1998 a oggi Ceccarini ha rilasciato diverse interviste, ma sembra che non ci sia coerenza nelle sue parole.

Nel 2009 a La Gazzetta dello Sport, Ceccarini commentò così la sua direzione arbitrale:

 

 “Il giorno dopo ho rivisto l’azione, ho sbagliato. A posteriori però avrei fischiato punizione a due in area. Non vorrei sembrare presuntuoso: per me è ostruzione. Ero troppo vicino all’azione, sembra un paradosso, ma qualche volta è penalizzante. Comunque, ho perso i due passi di Iuliano verso Ronaldo. Nei miei occhi lo juventino è fermo, mentre l’interista gli piomba addosso come un tir. Non ho avuto il minimo dubbio nel lasciar continuare, così come 30 secondi dopo, quando ho fischiato il rigore per la Juve. Non capivo poi il perché di tutte quelle proteste, ho spiegato che nel basket sarebbe stato sfondamento dell’attaccante”.

Eppure, lo scorso anno prima della semifinale di ritorno di Coppa Italia tra Inter e Juventus, Ceccarini parlò in tutt’altro modo a Tuttosport:

“Tornassi indietro non darei quel rigore neanche sotto tortura, avrei dovuto fischiare un fallo a favore della Juventus. Dalle immagini si vede chiaramente che Ronaldo va su Iuliano, non viceversa: lo juventino cade infatti all’indietro, dato che riceve un corpo in corsa. Io ero in campo, a pochi metri. E ricordo tutto. A Pagliuca dissi che, nel basket, sarebbe stato un fallo di sfondamento. Guardi, forse avrei dovuto fischiare a favore della Juventus. Simoni? Mi tira sempre in ballo, mi attacca e dice cose da querela. È patetico e mi fa ridere quando dice che gli ho rivinato la carriera. Io non gli ho tolto nulla, la stagione successiva era ancora all’Inter, solo che venne esonerato certamente non per colpa mia”.

Due pesi, due misure. Un’indecisione che dai campi di calcio è stata portata anche sui giornali con delle dichiarazioni che nel tempo sono state un po’ dimenticate ma che, oggi, a rileggerle insieme fanno riflettere. Come la pensa veramente Ceccarini? Forse non lo sapremo mai, ma di una cosa siamo certi: per lui quella era un’azione del basket. Ecco, forse sarebbe stato meglio arbitrasse sui parquet d’Italia, almeno per i tifosi interisti.

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